ENNA - RECIPROCI ATTI PERSECUTORI, ASSOLTI

di Veronica Puglisi
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E’ una sentenza destinata a far discutere quella emessa dal tribunale di Enna che ha assolto due imputati accusati di reciproci atti persecutori. Secondo il giudice il delitto di stalking non è configurabile quando è praticato da entrambe le parti. Una storia che vede protagonisti un meccanico non ancora trentenne e un’infermiera 32enni, entrambi accusati di atti persecutori, l’uno in danno dell’altra e viceversa. Entrambi erano, a un tempo, vittime e carnefici ponendo in essere pedinamenti, minacce, violenze fisiche, danneggiamenti, molestie. Difesi rispettivamente dagli avvocati Salvatore Timpanaro e Doriana Saraniti, si accusavano reciprocamente di essere vittime di atti persecutori e di vivere entrambi in uno stato di ansia e di paura in conseguenza delle condotte dell’altro. Sul duplice ruolo rappresentato da entrambi, gli avvocati hanno incentrato le loro difese, sostenendo come sia giuridicamente e logicamente incompatibile con la norma uno stalking reciproco, in cui ciascuno dei due protagonisti, sia, a un tempo, incubo e succube. Il Tribunale ha accolto le loro tesi e ha assolto gli imputati perché il fatto non sussiste.

Assolti due imputati accusati di reciproci atti persecutori. La decisione del Tribunale di Enna è destinata a far discutere: secondo il giudice il delitto di stalking non è configurabile quando è praticato da entrambe le parti. Il tribunale monocratico di Enna, giudice Elisa D’Aveni, ha assolto due giovani, lui meccanico non ancora trentenne, lei infermiera di 32 anni, entrambi accusati di atti persecutori, l’uno in danno dell’altra e viceversa. I due imputati avevano posto in essere pedinamenti, minacce, violenze fisiche, danneggiamenti, molestie. Difesi rispettivamente dagli avvocati Salvatore Timpanaro e Doriana Saraniti, si accusavano reciprocamente di essere vittime di atti persecutori e di vivere entrambi in uno stato di ansia e di paura in conseguenza delle condotte dell’altro. In definitiva entrambi erano, a un tempo, vittime e carnefici. Proprio su questo duplice ruolo gli avvocati hanno incentrato le loro difese, sostenendo come sia giuridicamente e logicamente incompatibile con la norma uno stalking reciproco, in cui ciascuno dei due protagonisti, sia, a un tempo, incubo e succube. Il Tribunale ha accolto le loro tesi e ha assolto gli imputati perché il fatto non sussiste. (

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