SBARCHI: UN CADAVERE SU OPEN ARMS E IL RACCONTO DEI SUPERSTITI A POZZALLO

da Viviana Sammito

64 tunisini a bordo di tre barchini sono approdati nella notte a Lampedusa dove sono ripresi gli sbarchi dopo tre giorni di stop a causa del forte vento. Tutti sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola dove già c’erano 275 ospiti. Il Mediterraneo è tornato ad essere la via più trafficata ed anche più pericolosa per raggiungere la speranza: 398 immigrati, in mare da più di 12 giorni, a bordo dell’Humanity, sono stati accolti a taranto dopo l’allarme della ong per le scorte di cibo che stavano per esaurirsi: i membri dell’equipaggio si stanno ammalando, il maltempo si avvicina”, aveva spiegato ieri l’equipaggio. La tensione a bordo della nave umanitaria nelle ultime ore era salita e uno dei naufraghi si era gettato in mare. A bordo dell’Humanity c’erano 55 bambini sotto i 13 anni e i 110 minori non accompagnati e un neonato di undici mesi. L’orrore si è consumato anche prima della traversata: un 20enne eritreo è stato colpito mortalmente alle spalle dal trafficante di esseri umani mentre stava salendo sul barchino dalla Libia costringendo i migranti a bordo a portare con loro il suo corpo”. Il cadavere di wegihu è stato avvolto in una coperta, ha navigato per un giorno insieme ad altre 59 persone, tra cui 10 minorenni, provenienti da Siria, Egitto, Sudan ed Eritrea e soccorse sabato scorso dall’equipaggio dell’ong su una piattaforma petrolifera. Open Arms 1 ha salvato 402 naufraghi nei giorni scorsi in diverse operazioni nel Mediterraneo centrale. “Poiché – hanno fatto sapere dalla ong – tutte le persone meritano una morte dignitosa, porteremo il corpo di Wegihu sulla terraferma con altre 402 vite in modo che la sua famiglia abbia un posto dove piangerlo. Nel mare non ci sono numeri, ci sono vite”. Alarm Phone ha lanciato l’sos per una barca capovolta con 70 persone a rischio al largo Libia. “Un parente di qualcuno – si legge nel tweet – a bordo ci ha avvisato di una barca che ha lasciato Sabratha la scorsa notte e, secondo quanto riferito, si è capovolta questa mattina”, scrive Alarm Phone sottolineando che “è necessaria un’operazione di salvataggio urgente ora”. A pozzallo riemerge dal dolore dei superstiti la tragica fine dei sei immigrati mortdi fame e buttati in mare Abbiamo pregato, abbiamo lavato i loro corpi con l’acqua di mare, cercando di coprirli con quello che avevamo per seguire la tradizione e li
abbiamo lasciati andare in mare”. “Per la disperazione – ha raccontato un ragazzo
siriano all’Ansa – abbiamo iniziato a bere acqua di mare, provando a
filtrarla con i vestiti. L’abbiamo mischiata con il dentifricio
per addolcirla e abbiamo bevuto l’acqua del motore pur di
cercare di sopravvivere”.

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