NISCEMI - PROCURA INDAGA SU RESPONSABILITA’

di Viviana Sammito
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Mentre la terra sotto Niscemi continua a muoversi con una forza inarrestabile, il baricentro dell’attenzione si sposta dal fango alle scrivanie della Procura di Gela. Il Procuratore Capo Salvatore Vella, ha preso in mano le redini di un’inchiesta che promette di andare ben oltre la semplice constatazione di un evento naturale catastrofico. Il fascicolo, aperto con le ipotesi di reato di disastro colposo e danneggiamento, non è solo un atto dovuto. È l’inizio di una caccia alle responsabilità che deve rispondere a una domanda brutale: si poteva evitare? Il Procuratore Vella, insieme a due sostituti magistrati, ha messo sotto la lente d’ingrandimento decenni di carte bollate, permessi edilizi e, soprattutto, i mancati interventi di consolidamento. Sebbene l’indagine sia attualmente a carico di ignoti, il mirino è puntato sulla catena di comando che avrebbe dovuto proteggere quel costone. Vella ha già mobilitato un pool di consulenti. Gli inquirenti stanno setacciando i documenti relativi ai fondi stanziati dopo la frana del 1997. Dove sono finiti quei soldi? I lavori di regimentazione delle acque sono stati eseguiti a regola d’arte? Si indaga anche sulla stabilità degli edifici crollati e sgomberati. La Procura vuole verificare se, in zone ad altissimo rischio idrogeologico, siano state concesse licenze o tollerate costruzioni che hanno appesantito il versante fragile. L’indagine si inserisce in un contesto di estrema fragilità per la Sicilia, già provata nel solo 2025 da 48 eventi meteo estremi e, più recentemente, dalle devastazioni del Ciclone “Harry”. Sebbene l’inchiesta sia attualmente a carico di ignoti, la Procura cerca risposte sulla prevenzione mancata in un’area che, per geologia e storia, era una “certezza di frana”.

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