Il governo ha varato il nuovo pacchetto norme che punta a ridisegnare la gestione dei flussi migratori per il triennio 2026-2028. La parola d’ordine è “selettività”: porte aperte a chi ha un contratto e competenze, ma tolleranza zero per chi arriva fuori dai canali legali. Il punto più politico del DDL riguarda la difesa dei confini. Lo Stato potrà vietare l’ingresso nelle acque territoriali non solo per motivi di ordine pubblico, ma come misura di contrasto diretto alla pressione migratoria eccezionale. Chi viola i blocchi rischia il sequestro immediato della nave. Per rispondere al grido d’aiuto delle imprese, il governo ha messo sul piatto una programmazione triennale senza precedenti: Corsie d’oro per chi viene formato nei paesi d’origine. Se un lavoratore impara l’italiano o un mestiere tramite programmi finanziati da Roma prima di partire, il suo visto è quasi automatico. Procedure “Sprint” alla frontiera. Chi arriva da Paesi considerati sicuri (come Tunisia o Albania) non entrerà più nel sistema di accoglienza diffusa in attesa di giudizio: la sua domanda verrà esaminata in pochi giorni direttamente in centri di frontiera. Se l’esito è negativo, il rimpatrio deve essere immediato. Paesi che non riprendono i propri cittadini espulsi o non sorvegliano le coste vedranno le loro quote di visti tagliate o azzerate. È il principio del “dare avere”: visti legali in cambio di cooperazione sulla sicurezza.
GIORGIA MELONI
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
“Stiamo diventando meno umani. E questo è il vero problema” dichiara Agostino Sella, Presidente di Don Bosco 2000. “Non è solo una scelta politica: è una scelta culturale. È il segno di un Paese che, di fronte alla fragilità, preferisce alzare muri invece di costruire ponti”.