Le accuse principali riguardano il trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante mafiosa. Secondo le indagini, due fratelli avrebbero utilizzato l’impresa intestata fittiziamente ad un imprenditore come copertura per gestire attività di movimento terra, trasporto e smaltimento illecito di rifiuti edili. Sarebbero inoltre coinvolti in quattro appalti pubblici relativi a scuole e interventi contro il rischio alluvioni a Messina, elemento che ha portato il GIP a riconoscere l’aggravante mafiosa. La DIA di Messina, coordinata dalla DDA, ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di tre persone: due fratelli sono finiti agli arresti domiciliari, mentre un imprenditore edile è stato sospeso dall’attività per un anno. Le accuse riguardano il trasferimento fraudolento di valori con aggravante mafiosa. Contestualmente sono stati sequestrati un’impresa edile, un’auto e tre aree usate come discariche abusive. Le indagini hanno fatto emergere anche gravi reati ambientali: i fratelli, insieme ad altri 19 indagati, sono accusati di traffico illecito e gestione non autorizzata di rifiuti. Attraverso controlli con droni e mezzi navali, la DIA ha documentato oltre 50 episodi di trasporto e sversamento abusivo di materiali di demolizione, per oltre 200 metri cubi di rifiuti speciali. Le discariche abusive sarebbero state create soprattutto vicino alla foce di un torrente cittadino, causando rischi idrogeologici, anche in periodi successivi alle esondazioni del 2025. Tra i rifiuti smaltiti illegalmente figurano anche materiali provenienti da lavori cimiteriali dei cimiteri di Messina e Granatari. La Procura precisa che gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale condanna definitiva.
MESSINA - FRODE, TRE MISURE CAUTELARI DELLA DIA
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