fumi non calcolati, fiumi di liquidi tossici senza una destinazione sicura e il rischio di bloccare per sempre la raccolta differenziata. Sono queste le osservazioni contrarie agli inceneritori di Palermo e Catania delle associazioni che chiedono l’apertura di un dibattito pubblico con i cittadini. LA denuncia è di Legambiente, Zero Waste e WWF che puntano a fermare il progetto considerato pericoloso per la salute dei siciliani e per l’ambiente e non solo anche economicamente costoso. “I due termovalorizzatori, si legge nella nota delle tre associaizoni, dovrebbero bruciare 600.000 tonnellate di rifiuti all’anno: una quantità enorme, calcolata ignorando sia il calo della popolazione sia gli obiettivi europei che impongono di riciclare sempre di più. Il rischio concreto è quello di un vicolo cieco: per far funzionare gli impianti, la Sicilia sarà costretta a bruciare anche materiali che potrebbero essere riciclati, con costi enormi per i cittadini siciliani — oltre 250 euro a tonnellata — che saranno coperti attraverso la tassa sui rifiuti. Non solo: per alimentare gli impianti verranno conferite circa 40.000 tonnellate all’anno di fanghi di depurazione, sottraendo fertilizzante naturale a un territorio già fortemente colpito dalla siccità. A Bellolampo, i documenti progettuali delineano scenari ritenuti preoccupanti. Alla domanda su quale sarà l’impatto dello smog prodotto dal nuovo inceneritore sulla salute dei cittadini, sommato a quello delle attività industriali e delle discariche già presenti, nei documenti ufficiali compare testualmente la dicitura: “non determinato”. In pratica, sostengono le associazioni, si chiederebbe un assegno in bianco sulla pelle dei residenti. A Catania la situazione, secondo le associazioni, non sarebbe migliore. Viene denunciato il tentativo di imporre alle aziende il conferimento dei propri rifiuti speciali all’impianto previsto, in violazione delle norme europee sulla libera concorrenza. Anche all’ombra dell’Etna, aggiungono, i consumi idrici e gli impatti sulle aree verdi protette sarebbero stati liquidati come “problemi minori”, senza adeguate tutele per il territorio.La battaglia è solo all’inizio. Se la struttura commissariale deciderà di proseguire ignorando queste osservazioni, le associazioni si dicono pronte a portare la vicenda davanti ai tribunali per chiedere il blocco dei cantieri
INCENERITORI - LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE, WWF E ZERO WASTE
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