CATANIA - AGGRESSIONE OSP. CANNIZZARO, “FERMA CONDANNA”

di Sarah Donzuso
23 visite

Sarà la magistratura a fare luce su quanto accaduto sabato pm all’ospedale Cannizzaro di Catania, nel reparto di rianimazione: una 40enne, ricoverata da luglio scorso, è deceduta e la notizia ha comprensibilmente sconvolto i parenti che erano fuori il reparto.
Parenti che però, secondo quanto ricostruito nell’immediatezza, non avrebbero saputo placare il dolore forzando la porta d’ingresso del reparto e dando in escandescenza rompendo un monitor e avrebbero aggredito verbalmente e fisicamente alcuni operatori sanitari. Il personale coinvolto non ha riportato conseguenze cliniche rilevanti ma ha dovuto affrontare una situazione di forte tensione emotiva e operativa.
Sul posto sono dovuti intervenire gli agenti delle volanti della questura di Catania riuscendo a riportare la calma.

Superata la fase di emergenza, l’ordinaria attività del reparto è stata progressivamente ripristinata, con regolare svolgimento delle prestazioni assistenziali e continuità delle cure ai pazienti ricoverati.
Sulla vicenda per l’appunto indaga la magistratura alla quale è stata offerta la massima collaborazione da parte dell’azienda sanitaria che condanna con fermezza ogni forma di violenza, sia fisica sia verbale, nei confronti del personale sanitario ricordando come gli operatori della Rianimazione svolgono quotidianamente un’attività caratterizzata da elevata complessità e responsabilità, in condizioni spesso di estrema pressione, assicurando assistenza ai pazienti e sostegno alle loro famiglie. Nessuna situazione di dolore o di difficoltà può giustificare comportamenti aggressivi o violenti”.

Sulla vicenda è intervenuta anche la CISL Medici Sicilia attraverso il suo segretario regionale Massimo de Natale che esprimendo solidarietà evidenzia come non si tratti di un caso isolato, ma di un’emergenza ormai strutturale.
Da qui le richieste della CISL Medici Sicilia alle istituzioni regionali e alle direzioni aziendali: presìdi di sicurezza e vigilanza stabile nei reparti più esposti, la presenza di posti di polizia negli ospedali, la piena applicazione delle norme che puniscono le aggressioni agli operatori sanitari, e adeguato supporto psicologico e tutela legale per il personale colpito.

Potrebbe interessarti anche: