La chiusura dello scalo di Catania per l’eruzione dell’Etna ha riaperto la ferita strutturale dei trasporti siciliani, smascherando l’assenza di un piano integrato tra aeroporti, autostrade e ferrovie. Con i principali hub di Catania e Palermo vicini alla saturazione e le strutture minori di Comiso e Trapani penalizzate da cronici deficit operativi e di collegamento, l’Isola soffre un pesante divario competitivo rispetto alle grandi isole del Mediterraneo. Per superare la paralisi, dal territorio emergono due visioni distinte. Da un lato, il Centro Ricerche Consumatori propone una svolta radicale: rinunciare alle privatizzazioni degli scali attuali per puntare su un nuovo aeroporto intercontinentale privato da 25 milioni di passeggeri, perno di un piano da 54 miliardi per chiudere l’anello infrastrutturale e spingere il PIL regionale verso quota 400 miliardi. Dall’altro, la CGIL di Ragusa esorta la classe politica ad abbandonare le promesse a lungo termine e le gestioni emergenziali. Il sindacato chiede interventi immediati e certi, a partire dal potenziamento strategico di Comiso e dal completamento definitivo della Siracusa-Gela, per tutelare residenti, imprese e un comparto turistico stremato dai disservizi.
AEROPORTI - EMERGENZE, SUPER HUB E CARENZA INFRASTRUTTURE
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