ASSOESERCENTI - “A SETTEMBRE 37MILA ASSUNZIONI IN SICILIA”

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Il sistema produttivo siciliano fa ricorso in larga maggioranza a manodopera locale e nazionale: la quota destinata a lavoratori italiani si attesta all’85%, a fronte di un 14% riservato a stranieri. Tuttavia, la geografia interna del personale estero presenta forti divergenze provinciali: se a Palermo e Catania la richiesta rimane a una sola cifra, in provincia di Ragusa la domanda raggiunge il 42,4%, posizionando la provincia iblea al terzo posto assoluto in Italia. E’ uno dei dati emersi dallo studio condotto da Assoesercenti che ha analizzato i dati di Unioncamere e Anpal relativi al mercato del lavoro in Sicilia, che prevede a settembre 37.590 nuove entrate programmate dalle imprese, che saliranno ad oltre 106mila entro novembre. Si cercano soprattutto giovani con meno di 30 anni (il 20,4% su base regionale, penultimo posto in Italia), con punte minime a Ragusa (18,4%), Trapani e Messina, mentre Enna fa registrare la quota più alta con il 25,8%. La domanda occupazionale regionale si concentra soprattutto nel macro-settore dei servizi, che esprime il 61,2% delle imprese che assumono, seguito da industria e costruzioni, agricoltura, e pesca. Ad assumere sono soprattutto le micro e piccole realtà: il 70,6% delle aziende ha meno di 50 dipendenti, ma l’84,7% dei lavoratori avrà un contratto a termine. L’indagine mette in luce anche le difficoltà nel reperire personale. Oltre il 20% delle posizioni non trova risposta a causa della carenza di candidati, e il 13% per preparazione e competenze inadeguate alle mansioni richieste. Tale disallineamento diventa critico in ambiti ad alta specializzazione e nel comparto manifatturiero-artigianale. L’analisi provinciale, infine, riflette un’isola a molteplici velocità. Catania guida la classifica regionale con 8.230 entrate programmate, Ragusa si colloca al terzo posto con 4.650 ingressi e la quota più alta di imprese che assumono (18%), ma con una flessione del -6,9% mentre Enna chiude il quadro regionale con 850 contratti programmati (-4,6%)