Le indagini dei Carabinieri e della Procura di Caltanissetta sul caso delle sorelline di 12 e 8 anni ritrovate nel bagno di un negozio di cinesi sono chiuse. Escluso l’intervento di terzi, il fascicolo è stato archiviato per sequestro di persona. Le minori si erano introdotte nel locale all’insaputa del padre durante la chiusura, con l’intento di passarvi la notte. Il gesto è nato dal desiderio di replicare una popolare “challenge” vista su YouTube e sui social network, nota come “24 ore in un negozio”. L’analisi dei dispositivi ha confermato la reiterata visione di video virali in cui gli influencer invitano a eludere i controlli per nascondersi nei locali. È stata la titolare dell’esercizio, alla riapertura pomeridiana, a scoprire le bambine e ad allertare i soccorsi già attivati dalle forze dell’ordine. L’uomo, che ha ottenuto di recente l’affidamento esclusivo, ha dichiarato di aver vissuto un incubo e di aver sperato inizialmente di ritrovarle da solo. A seguito della vicenda, tutti e sei i figli dell’uomo sono stati momentaneamente collocati in una comunità protetta. Il padre ha ribadito la propria estraneità ai fatti, confermando la massima collaborazione con gli inquirenti e ipotizzando la pista della sfida social. La vicenda accende un faro sui rischi legati all’accesso incontrollato dei minori alle piattaforme digitali e ai pericoli delle sfide virali. La Procura sottolinea la necessità di introdurre misure preventive, come l’innalzamento dell’età minima di accesso e sistemi di verifica più rigidi ma già la proposta presentata dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen (nell’ambito del pacchetto denominato EU Kids Act) prevede lo stop all’accesso ai social media e ai dispositivi personali per i minori di 13 anni.
SAN CATALDO - SORELLINE, LA VERITA’ DIETRO CHALLENGE
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