Federconsumatori Sicilia, Legambiente, WWF, Zero Waste, CGIL e Italia Nostra Sicilia hanno depositato una dettagliata memoria integrativa indirizzata a tutte le autorità competenti nel procedimento di autorizzazione dei futuri inceneritori di Palermo e Catania. Con questo atto, le organizzazioni hanno formalizzato la propria ferma opposizione ai progetti per la realizzazione dei due impianti, esponendo i motivi ed evidenziando gravi lacune e profili di criticità sotto ogni profilo: ambientale, sanitario, burocratico, tecnico, economico e legale. L’approvazione dei progetti in Conferenza di Servizi prima del completamento della Valutazione di Impatto Ambientale, ad esempio, è qualcosa di illegittimo. Per rendere l’inceneritore di Catania compatibile con l’area di Pantano d’Arci, poi, c’è stata una declassificazione del vincolo paesaggistico da I grado (più restrittivo) a III grado. Le associazioni chiedono di verificare l’iter amministrativo di questa declassificazione, che sembra fatta ad hoc per consentire l’edificazione dell’inceneritore. L’ipotesi di smaltire i fanghi di depurazione essiccandoli e facendoli diventare combustibile per gli inceneritori, poi, non solo è costosissima ma anche incompatibile con la normativa nazionale ed europea. Nei due inceneritori, tra l’altro, appena il 30% del potenziale energetico verrà trasformato in elettricità. I documenti presentati per l’autorizzazione dei due progetti, inoltre, prendono in considerazione le emissioni da giornaliere ad annuali, ma non valutano il potenziale impatto dei picchi temporanei dovuti ad avviamento, arresto o malfunzionamento, pericolosissimi per la salute dei cittadini. Anche pochi minuti di esposizione ad alte concentrazioni di specifici inquinanti, infatti, possono arrecare danni permanenti alla salute. Alla luce di queste gravi anomalie, le associazioni chiedono il ritiro delle proposte progettuali e che si fermi l’iter autorizzativo.
TERMOVALORIZZATORI - I MOTIVI DEL NO DI ASSOCIAZIONI E SINDACATI
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