La crisi del comparto ittico e agricolo in Sicilia, segnata da costi del carburante insostenibili, arriva a Palermo con una protesta davanti all’assemblea regionale siciliana e poi con un incontro che si è svolto oggi in commissione Bilancio all’Ars con i rappresentanti delle marinerie siciliane, presieduto dalla vicepresidente di Forza Italia Margherita La Rocca Ruvolo, che ha guidato i lavori in sostituzione del presidente Dario Daidone. A farne parte anche la marineria di scolgitti, con l’assessore Salvador Avola. Le marinerie dell’Isola, da Sciacca a Portopalo, hanno proclamato lo stato di agitazione lasciando le barche in porto dopo il fermo biologico, a causa di spese che superano i 1.700 euro a uscita. Duro l’attacco dell’opposizione al presidente Renato Schifani, accusato di immobilismo politico, mentre in commissione Bilancio all’Ars si è discusso di un innalzamento del Fondo di solidarietà regionale. La maggioranza e l’opposizione hanno aperto a un incremento fino a 17 milioni di euro, sollecitando inoltre lo sblocco dei prestiti agevolati dell’Irca.
Sul fronte agricolo, intanto, prosegue la mobilitazione contro il caro gasolio e il crollo dei prezzi locali: un nuovo presidio di protesta è stato organizzato per venerdì mattina a Bolognetta, nel Palermitano, da Agrisat e Feder Ag.
“Mentre i pescatori siciliani sono costretti a lasciare le barche in porto perché uscire in mare non conviene più, Schifani resta chiuso nel Palazzo a occuparsi della sua poltrona. La Sicilia, però, non può aspettare che il presidente risolva i problemi della sua maggioranza mentre interi settori produttivi affondano». Lo dice Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana, dopo avere incontrato oggi i rappresentanti delle marinerie arrivati a Palermo per chiedere un intervento strutturale contro la crisi della pesca.
«Da Sciacca a Porto Empedocle, da Scoglitti a Portopalo di Capo Passero e dalle altre marinerie dell’Isola arriva un messaggio chiarissimo: così non si può più andare avanti. Con un costo che può superare i 1.700 euro di carburante per una sola uscita in mare, pescare rischia ormai di significare lavorare in perdita. Di fronte a questa emergenza il governo regionale mette sul tavolo 5 milioni di euro. Una cifra irrisoria rispetto alla voragine che si è aperta nei bilanci delle imprese della pesca. Per questo – aggiunge – ho proposto di portare a 12 milioni di euro il Fondo di solidarietà. Ma le risorse per l’emergenza devono essere soltanto il primo passo: serve un intervento strutturale che restituisca prospettive al comparto. La pesca siciliana è economia, lavoro, identità e futuro di intere comunità costiere. Se il governo continua a voltarsi dall’altra parte, rischia di trovare i porti pieni di barche ferme e sempre più imprese senza futuro. La Sicilia – conclude Catanzaro – non ha bisogno di un presidente impegnato a salvare la propria candidatura: ha bisogno di un governo impegnato a salvare i suoi settori produttivi”.Catanzaro: “La Sicilia non sia merce di ricatto politico, Schifani esca dal bunker e si assuma le sue responsabilitàLa Rocca Ruvolo, ‘fondo solidarietà a 17 milioni e interventi strutturali per marinerie’
(ANSA) – PALERMO, 07 OTT – nel Palermitano
(ANSA) – PALERMO, 07 OTT – Caro carburanti, nuova mobilitazione venerdì degli agricoltori in provincia di Palermo. L’appuntamento sempre di mattina con un presidio nella zona del bivio Bolognetta, lungo le strade statali 121 e 189. L’iniziativa è organizzata dalle organizzazioni Agrisat e Feder Ag, associazione che raggruppa agricoltori e movimenti consumatori e ha l’obiettivo di difendere il cibo sano e il lavoro del settore primario. “La protesta nasce da una serie di criticità economiche e sociali che mettono a rischio la filiera agroalimentare e il potere d’acquisto dei cittadini – dice Franco Calderone presidente Agrisat – In cima il caro gasolio arrivato a livelli insostenibili, poi il crollo dei prezzi del grano e delle materie prime locali. A seguire il caro carrello della spesa unito alla perdita di qualità. Infine i margini strangolati per i produttori a fronte di prezzi elevati per i consumatori”. (ANSA).
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