Il punto di partenza è fortemente simbolico: i cancelli sul retro dell’ex base Nato, teatro negli anni Ottanta delle più grandi mobilitazioni pacifiste d’Europa. Da qui è scattato il “Cammino per la pace”: quattro chilometri di marcia dall’aeroporto fino a Piazza Fonte Diana. In testa al corteo, che ha incassato l’adesione di cinquantadue associazioni, spicca il lenzuolo bianco ribattezzato “Sudario della memoria”. Lo hanno realizzato gli studenti dell’istituto “Giorgio La Pira” di Pozzallo: sopra vi sono scritti a mano, uno per uno, i nomi dei diciottomilacinquecento bambini rimasti uccisi nella striscia di Gaza. Una mobilitazione dal basso guidata da un forte messaggio ecumenico. In prima fila marciano fianco a fianco i rappresentanti delle grandi religioni: il vescovo di Ragusa Giuseppe La Placa, la pastora metodista Dorothea Muller e Abdelhamid Jebari, presidente della comunità islamica locale, uniti nel ribadire che non può esserci pace senza il riconoscimento dei diritti e della dignità dei popoli oppressi. Il cammino si è chiuso in una piazza Fonte Diana gremita, dopo un weekend di riflessione aperto già sabato al Teatro Naselli con un convegno dedicato alle prospettive future dei movimenti non violenti. Da Comiso, oggi, si leva la richiesta ai governi globali di un cambio di rotta drastico: rimettere al centro l’economia della cura e la tutela della terra, trasformando un sogno collettivo in una nuova realtà politica e sociale.
A Comiso il “Cammino per la Pace”, 45 anni dopo la marcia del 1981. Sfila il “Sudario della Memoria”, con i nomi dei 18.500 bambini uccisi a Gaza.
Il corteo è partito dai cancelli dell’ex base della Nato. Presenti i rappresentanti delle religioni: il vescovo di Ragusa Giuseppe La Placa, la pastora metodista di Scicli Dorothea Muller, il presidente della comunità islamica di Comiso, Abdelhamid Jebari. Il coordinatore del comitato organizzatore Giovanni Cannata: «La comunità internazionale dichiari illegale qualsiasi guerra».
Un lungo corteo che ha percorso più di 4 chilometri, dall’aeroporto di Comiso fino alla piazza Fonte Diana. Comiso ha ospitato questa mattina il “Cammino per la Pace”, organizzato dal comitato neo costituito “Comiso Cantiere per la Pace”.
«Ci auguriamo che si possa costruire una pace duratura – ha detto Jebari – ma sappiamo che non c’è pace senza giustizia. La giustizia è fondamentale, noi dobbiamo essere dalla parte degli oppressi per portare una pace vera. Spesso assistiamo a una guerra di parole, parole controverse che spesso perdono il loro significato vero. La pace vera è una pace tra persone uguali e con gli stessi diritti e la stessa dignità». Il vescovo La Placa ha esordito con la frase «La pace sia con voi» utilizzata da Papa Leone all’inizio del suo pontificato. Il presule ha sottolineato il significato della pace, fondamentale nella vita di ogni uomo e che deve contraddistinguere i rapporti tra tutti, sia a livello personale che sociale. «La pace nel mondo sarà possibile se qui, in questo momento, a Comiso ci sono persone che si impegnano a costruire la pace nelle loro relazioni quotidiane. Credo che Putin e Zelensky, che Netanyahu e i suoi avversari potranno abbracciarsi, se noi oggi ci crediamo. Un piccolo segno di pace e di riconciliazione a Comiso può fare finire la guerra nel mondo. Il cammino iniziato qui non deve arrestarsi». Anche la pastora Muller ha ribadito i valori universali della pace: «Facendo memoria, dopo quarantacinque anni, dei passi compiuti a Comiso, rendiamo grazie a Dio per la testimonianza di quanti e quante opposero il proprio corpo e la propria voce alla logica della polarizzazione globale e della minaccia nucleare. la pace non è un’illusione utopica, ma l’imperativo presente del Regno di Dio che avanza. Ci impegniamo a essere sentinelle di speranza, a custodire la memoria di Comiso non come monumento del passato, ma come un mandato per il presente, per continuare a camminare sulla via della riconciliazione, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato »
«Da Comiso deve partire un messaggio di pace. – ha detto il coordinatore del comitato Giovanni Cannata – Speriamo che questo secolo sia quello in cui finalmente in cui l’umanità dichiari che la guerra è qualcosa contro la nostra natura. La guerra deve diventare illegale, come è diventata illegale la schiavitù nel 1926. La comunità internazionale deve dichiarare illegale qualsiasi guerra».
Cinquantadue associazioni e gruppi hanno dato la loro adesione all’iniziativa. Gabriele Vaccaro, membro del comitato organizzatore, ha introdotto il “cammino” ricordando come l’iniziativa raccolga diverse sensibilità culturali, sociali e religiose. Ha poi ricordato due grandi protagonisti del passato delle lotte pacifiste: Giacomo Cagnes (ex sindaco e deputato regionale) e Angelo Nicosì, che sostenne dal basso tutte le manifestazioni pacifiste. “Iniziamo oggi un cammino che andrà avanti – ha detto Vaccaro – organizzeremo dei laboratori tematici in una logica di rete con altre associazioni, in una logica lillipuziana che ci porterà, dal basso, a lavorare tutti insieme per l’obiettivo della pace».
Subito dopo il corteo si è snodato in direzione del centro abitato di Comiso, percorrendo il corso Ho Chi Min, la via San Biagio fino a piazza Fonte Diana. In testa al corteo, il “Sudario della memoria”, realizzato dagli studenti dell’Istituto “Giorgio La Pira” di Pozzallo. «In esso – ha spiegato Sara Ongaro – gli studenti hanno scritto a mano i nomi dei 18.500 bambini morti a Gaza». Il Sudario è giunto fino in piazza Fonte Diana dove la manifestazione si è conclusa. Sul palco sono intervenuti Rosario Poidomani, Veronica Racito, dell’ANPI di Ragusa, Maria Martello, di Monza, anch’essa membro del comitato organizzatore. «Abbiamo il diritto di esistere e di essere sereni – ha detto Martello – Abbiamo il diritto di essere protagonisti e costruttori del futuro. Purtroppo sento l’impotenza dei singoli sovrastati con governanti poco illuminati. A tutti ricordo un proverbio africano: ‘Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia’. Grazie perché sognate con me ogni giorno, per questa realtà di luce che stiamo facendo nascere. Aspettiamoci un altro miracolo a Comiso come 45 anni fa».
Ha concluso il coordinatore del comitato Giovanni Cannata: «Davanti a noi esseri umani si aprono due strade, due possibilità: possiamo abbandonare e tradire questo mondo, oppure costruire nuovi sistemi di convivenza, nuovi sistemi economici e politici che onorino la vita, dare la precedenza alla cura dei più deboli e alla cura della nostra terra». Cannata ha auspicato la nascita di «un movimento popolare internazionale capace di difendere il nostro pianeta, la nostra vita. Capace di difendere questa nostra casa comune».
Il “Cammino per la pace” era stato preceduto, sabato pomeriggio, dal convegno “Un Cantiere per la pace. Tra memoria e presente”. Sul palco del Teatro Naselli si sono succeduti vari interventi e testimonianze, con l’analisi storica delle grandi manifestazioni pacifiste degli anni 80, a Comiso e in altre città, l’analisi del presente con la grande crisi internazionale, la guerra e le stragi, ma anche le prospettive future di un movimento di pace che sia capace di proporre nuovi percorsi e delineare strade nuove, capace di porsi come interlocutore credibile e autorevole anche per i governi degli Stati.
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