“Continua la desertificazione industriale della Sicilia. Negli ultimi decenni l’Isola ha perso impianti, filiere e migliaia di posti di lavoro nel comparto metalmeccanico lasciando sul terreno una componente industriale sempre più fragile e un tessuto produttivo incapace di trattenere le nuove generazioni”. È quando si discuterà domani in occasione del coordinamento regionale della Uilm Sicilia, guidata da Giovanni Gerbino. Solo tra Palermo e provincia, dal 2010 a oggi, si contano quattromila posti di lavoro persi, cifra che raddoppia raggiungendo le ottomila unità se si considera l’intero indotto. Al Petrolchimico di Siracusa la crisi ha travolto tremila operai, mentre a Messina si registrano 1.500 licenziamenti diretti e oltre tremila nell’indotto. A Gela il crollo del settore ha lasciato a casa duemila metalmeccanici, tanto che oggi ne restano occupati solo poche centinaia. A peggiorare lo scenario è la drastica impennata degli ammortizzatori sociali”. Nel 2026 le richieste di cassa integrazione sono aumentate di circa il 30% rispetto al 2025, “segno evidente di una sofferenza strutturale che continua a colpire al cuore il tessuto produttivo siciliano”. Il segretario generale della Uilm, Davide Sperti parla di una terra che con i suoi 20mila lavoratori metalmeccanici possiede competenze industriali, professionalità e realtà produttive strategiche per tutto il Paese, ma che da troppo tempo paga l’assenza di una visione capace di trasformare queste potenzialità in lavoro stabile e sviluppo. futuro della cantieristica di Palermo alla microelettronica di Catania fino alla reindustrializzazione di Termini Imerese, servono scelte precise, risorse e tempi certi. Chiediamo al governo e alla Regione di assumersi questa responsabilità , perché senza industria e senza occupazione di qualità non c’è futuro per i giovani siciliani”.
METALMECCANICO - “IN SICILIA 8MILA POSTI PERSI IN 15 ANNI”
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