Chiunque abbia informazioni utili può rivolgersi alla squadra mobile di Catania.
È quanto chiedono gli inquirenti, su disposizione della procura etnea, che ha deciso di diffondere la foto di Elisabeta Boldijar, la donna di 36 anni trovata senza vita lo scorso sabato all’interno di un edificio abbandonato di via Cristoforo Colombo, l’ex consorzio agrario di Catania, spesso ritrovo di assuntori di droga e di senzatetto. E dove forse si rifugiava anche la donna per dormire.
Sarà l’autopsia, che potrebbe essere eseguita già domani, a stabilire le cause delle morte della 36enne, nata il 25 gennaio 1990 in Romania e senza fissa dimora. E servirà anche capire se la donna era morta già da qualche giorno, cosa che non si esclude.
Dalla prima ispezione cadaverica nel corpo sono stati riscontrati segni di percosse e lividi e i segni di arma da taglio: dunque non si esclude una morte violenta per accoltellamento.
Ad allertare le forze dell’ordine alcuni passanti che hanno visto il corpo della 36enne, dietro a un albero all’interno del cortile dell’edificio fatiscente, ricoperto da pochissimi vestiti, alcuni dei quali strappati, e abbandonato in mezzo ai rifiuti e vicino a dei cani randagi. In particolare hanno notato una gamba. A intervenire gli agenti del commissariato San Cristoforo e il 118 ma la donna era già morta.
Non è stato possibile identificare subito la donna poiché quando è stata ritrovata non aveva nulla con sé. Solo ieri è arrivata l’identificazione grazie all’analisi delle impronte digitali.
Nessuna denuncia per scomparsa nè segnalazioni sulla donna sono arrivate fino a ora.
Gli agenti della squadra mobile – cui sono state affidate le indagini – stanno analizzando il passato della vittima, denunciata per piccoli furti, tossicodipendente e che gravitava nel mondo della prostituzione, ma anche le ultime ore di vita per capire se la morte possa essere legata alla droga o alla prostituzione. Ecco perché sono già stati ascoltati sia degli extracomunitari che dei residenti della zona.
Tra gli accertamenti degli investigatori anche l’acquisizione di immagini di videosorveglianza presenti nella zona e l’identificazione dei senza fissa dimora che utilizzano l’ex consorzio agrario come rifugio.