Non cenna a rallentare l’ondata di nuovi contagi da influenza. Si tratta del ceppo mutato H3N2, detta anche influenza K. Febbre, dolori muscolari, stanchezza sono i sintomi più accusati. L’impennata di casi influenzali non ha certamente aiutato il già fragile sistema dell’emergenza urgenza siciliana. Alle 10 di oggi nell’ospedale Civico palermitano vi era un indice di sovraffollamento del 192%, con 81 pazienti in pronto soccorso, di cui 38 con una permanenza di 24 ore, 26 con una permanenza fino a 48 ore, e 17 oltre 48 ore, a fronte di 42 postazioni presidiate e 8 in semintensiva. Le lunghe code e le attese al Villa Sofia hanno spinto il presidente della regione Renato Schifani a convocare con urgenza il manager dell’azienda Alessandro Mazzara. Un aumento del 25% di pazienti con l’influenza stagionale, con conseguenze di insufficienza respiratoria in soggetti dai 60 anni in su al Cannizzaro di Catania. A Gela si è toccato il +30% di accessi al pronto soccorso del Vittorio Emanuele. L’influenza corre ancora, e non accenna a diminuire, tranne una leggera flessione di casi per il cosiddetto “Effetto Natale”, in conseguenza di una riduzione delle segnalazioni, ma dalla riapertura delle scuole secondo le stime degli esperti la curva tornerà a crescere, fino a raggiungere il suo picco. Gli accessi nelle strutture sanitarie sono costanti. Una pressione che ha portato alcuni nosocomi palermitani a superare il 350%. Per il Cimo Sicilia, la confederazione italiana medici ospedalieri dice: “La Sicilia quest’anno è stata particolarmente bersagliata dal virus influenzale che, unitamente ad una scarsa adesione alla campagna vaccinale, manifesta tutti i suoi effetti negativi con un numero inusitato di pazienti con disturbi respiratori anche gravi. Si parla da quasi due anni della nuova rete ospedaliera ma alla fine se ne sono perse le tracce, e il disagio innescato e messo a nudo dall’influenza annuale dovrebbe fare seriamente riflettere sull’urgenza di aggiornare la rete con la distribuzione di più posti letto”. Riscontri si hanno anche dalal dichiarazioni di Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza urgenza “Non è accettabile – sottolinea il presidente della Simeu – che le carenze del territorio e quelle dell’ospedale per i posti letto ricadano unicamente sul servizio di emergenza urgenza. In primis perché i malati che rimangono in barella in pronto soccorso non ricevono cure in un luogo adeguato e poi perché il personale del pronto soccorso deve farsi carico di un reparto assistenziale con 10, 15, 20, 30 malati a seconda delle realtà, che sono i malati che potrebbero essere tranquillamente in una degenza ospedaliera”.
SANITA' - BOOM DI CASI INFLUENZA, PS IN DIFFICOLTA’
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