Nell’inchiesta della Procura di Palermo che ha portato in carcere un dirigente regionale e un imprenditore mafioso è coinvolto anche l’ex parlamentare europeo del Pdl Salvatore Iacolino, nominato alla guida del Policlinico di Messina la settimana scorsa. Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Stando alle indagini Giancarlo Teresi, dirigente regionale del dipartimento infrastrutturale avrebbe fatto avere lavori a una società di un mafioso in cambio di soldi: e in particolare il boss di Favara (Ag) Carmelo Vetro. Entrambi in carcere. Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero tre le dazioni di denaro accertate. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e per il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. Secondo i magistrati Iacolino avrebbe messo a disposizione del boss di Favara suo compaesano l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute e la sua esperienza politica, contribuendo al rafforzamento del clan di Favara. All’ex deputato i pm contestano di aver sostenuto gli interessi economici del capomafia e di suoi uomini, come l’imprenditore Giovanni Aveni, dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali come il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina. Secondo l’accusa, inoltre, Iacolino, da direttore generale della Pianficazione strategica dell’assessorato alla Salute avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio, attraverso continue sollecitazioni nei confronti dei vertici amministrativi dell’Asp di Messina su procedimenti amministrativi indicati da Vetro. L’ex eurodeputato avrebbe poi omesso di segnalare che Vetro era stato condannato per mafia e avrebbe anzi agevolato la creazione di canali riservati con figure di vertice dell’amministrazione regionale per fargli ottenere lavori nel settore pubblico. In cambio avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori.
MESSINA - CORRUZIONE, 2 ARRESTI. INDAGATO IACOLINO
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