A Niscemi sono stati stanziati 150 milioni per regimentare le acque a valle e demolire le case che dovevano essere demolite 30 anni fa. C’è l’inchiesta della magistratura che fa il suo corso per capire chi doveva intervenire in questi trent’anni e non lo ha fatto” . A dirlo il ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci che partecipa a un convegno all’Università di Messina
Mi domando è calato il sipario il silenzio assordante su Niscemi dopo 2-3 anni già nel 2002- 2003 non se ne parlava più. Perché nel 2005 la commissione tecnico scientifico disse attenzione qui non si può intervenire per frenare la frana possiamo soltanto salvare il salvabile? Perché a Niscemi su quelle case si continuava a fare mercato di compravendita? Perché si autorizzavano ristrutturazioni; cosa è accaduto? Perché la gente dice: dovevano mettere 1000 alberi e non li hanno messi e intervenire subito e non lo hanno fatto né prima né dopo? La risposta non la dà la politica ma la magistratura. Bisogna capire perché in trent’anni chi doveva fare il proprio dovere non lo ha fatto, perché tanto silenzio” ha detto ancora Musumeci.
Intanto ieri pomeriggio il procuratore capo di Gela Salvatore Vella ha sentito il capo della protezione civile regionale Salvatore Cocina.
I pm stanno cercando di ricostruire, anche attraverso l’acquisizione di una serie di documenti chiesti alla Protezione civile nazionale e regionale, quali interventi siano stati fatti dopo il primo grosso smottamento che mise in ginocchio Niscemi e provocò i primi crolli, nel 1997. Al centro dell’inchiesta, in particolare, ci sono i fondi, che, negli anni, non sono stati spesi per le opere di consolidamento e mitigazione dei rischi della frana. Gli accertamenti riguarderanno anche la gestione dei corsi d’acqua della zona, come il torrente Benefizio, la realizzazione di eventuali costruzioni abusive in un’area sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta proprio a causa della conformazione del terreno, e l’assenza di un sistema di raccolta delle acque in città.
Cocina è stato sentito perchè a capo, tra il 2005 e il 2010 e dal 2018 ad oggi, della Protezione civile siciliana, ufficio chiamato ad attuare le ordinanze emesse dai vari presidenti della Regione che, a partire dal 2002, hanno ricoperto il ruolo di commissari delegati alla frana. La Protezione Civile è inoltre il dipartimento al quale arrivano le somme stanziate a livello nazionale. L’inchiesta aperta dalla Procura di Gela ipotizza il reato di disastro colposo.
NISCEMI - FRANA, MUSUMECI: “C’E’ STATO TANTO SILENZIO”
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