NISCEMI - FRANA, “STATO DI INSTABILITA’ EVOLUTIVA”

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“Le analisi condotte confermano che, a causa delle dimensioni del sistema franoso, della profondità delle superfici di scivolamento e delle caratteristiche geologiche dei terreni coinvolti, non è possibile una stabilizzazione definitiva dell’intero versante mediante interventi strutturali estensivi”. Lo dice la seconda relazione dei docenti dell’università di Firenze, guidati dal geologo Nicola Casagli, incaricati dal Dipartimento della Protezione civile di redigere un rapporto sul disastro che a gennaio ha sconvolto il comune di Niscemi. Per i geologi la gestione del dissesto può fondarsi solo su strategie di mitigazione del rischio, sul monitoraggio continuo e sul controllo dei principali fattori di instabilità. “Gli interventi non devono mirare alla ricostruzione della morfologia originaria, – si legge nella relazione – ma accompagnare l’evoluzione del pendio attraverso opere di riprofilatura, regimazione delle acque superficiali e protezione dall’erosione con interventi di medio e lungo periodo. Gli interventi strutturali proposti dagli studiosi riguardano, in particolare, il controllo delle condizioni idrogeologiche del versante: la riorganizzazione delle reti fognarie e acquedottistiche dell’abitato di Niscemi, la realizzazione di sistemi di drenaggio mediante pozzi e gallerie, la stabilizzazione locale dei versanti, le opere di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua, in particolare del torrente Benefizio. Le analisi mostrano anche la prosecuzione dei movimenti nei settori già interessati dai dissesti ma evidenziano una sostanziale condizione di stabilità nel centro abitato, anche nella fascia dei 150 m. A febbraio nella zona sud-est, lungo la SP11, sono stati rilevati lievi movimenti, nell’area nord condizioni stabili, mentre la frana centrale e quella meridionale hanno evidenziato spostamenti residui fino a 25 mm sul versante a valle del quartiere Sante Croci e fino a 10 mm in prossimità delle SP11 e SP10. Tali movimenti hanno interessato prevalentemente aree non urbanizzate, al di fuori del centro abitato. Il quadro complessivo del sistema franoso – si legge infine nella relazione – permane in uno stato di instabilità evolutiva, con un rischio residuo elevato per l’intero corpo di frana”. Anche questo secondo rapporto, come il primo, sarà acquisito agli atti dell’inchiesta della procura di Gela sulla frana

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