Il ciclone Harry, com’è noto, ha devastato ampi tratti della costa siciliana, soprattutto quella ionica. Territori già fragili, a causa di decenni di scelte urbanistiche errate, interventi infrastrutturali inadeguati ed abusivismo edilizio. Oggi, fa sapere Legambiente, il 77% della fascia costiera siciliana è a rischio erosione, e negli ultimi 15 anni è stato consumato oltre il 6% del territorio costiero. La pressione edilizia continua a crescere, alimentando un modello insostenibile e incompatibile con la crisi climatica in corso. In particolare, l’area ionica si è trasformata – dal 1954 a oggi – da un ecosistema di spiagge profonde e dune protettive in una zona con picchi di densità che superano i 1.700 ab./km², a Giardini Naxos, e un carico antropico che in estate quintuplica le presenze, a Letojanni. Tuttavia, a ogni mareggiata, la risposta resta la stessa: “fermare il mare” con nuove barriere, nuovi massi e nuovi cantieri. “Le opere rigide spostano semplicemente il problema” dice Salvatore Granata referente osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina. Da qui le proposte di Legambiente Sicilia: ripristinare la tutela assoluta dei 150 metri dalla battigia, demolire le opere abusive e incentivare l’arretramento degli edifici a rischio, promuovere opere flessibili e rimovibili, ripristinare il naturale apporto sedimentario dei fiumi e torrenti e ripensare la viabilità costiera.
SALVATORE GRANATA Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina
CICLONE HARRY - GLI ERRORI E IL DISASTRO NELLA FASCIA IONICA
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