CATANIA - IL 5 GENNAIO 1984 LA MAFIA UCCIDEVA PIPPO FAVA

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Era la sera del 5 gennaio 1984, 42 anni fa, quando la mafia uccise il giornalista Pippo Fava con cinque colpi di pistola. A sparare, davanti al Teatro Stabile di Catania, alcuni esponenti del clan mafioso catanese dei Santapaola. Fava aveva 58 anni ed in quel periodo era il direttore di un quotidiano, I Siciliani, che lui stesso aveva fondato e che era molto apprezzato per le inchieste contro la mafia e la criminalità organizzata in Sicilia. Le denunce su Cosa Nostra hanno caratterizzato da sempre il lavoro e la scrittura di Fava, che per questo aveva ricevuto in diverse occasioni minacce e atti intimidatori, il più eclatante 4 anni prima, sempre a gennaio, quando una bomba carta esplose davanti alla sede del Giornale del Sud, per cui lavorava nel 1981. Originario di Palazzolo Acreide, nel Siracusano, intraprese la carriera da giornalista dopo la laurea, emergendo subito per le interviste ad alcuni boss di Cosa Nostra nissena come Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo. Dopo l’omicidio, le indagini procedettero a rilento e solo 9 anni dopo, nel 1993, furono disposti 156 mandati di cattura contro affiliati al clan di Nitto Santapaola per associazione a delinquere di stampo mafioso e per alcuni omicidi, tra cui quello di Fava. Il processo iniziò nel 1994 e si concluse nel 2003, quando la Corte di Cassazione confermò la condanna all’ergastolo per Nitto Santapaola e suo nipote Aldo Ercolano, ritenuti mandante e uno degli esecutori dell’omicidio. Assostampa Sicilia e la sezione provinciale di Catania lo ricordano oggi “come esempio di giornalismo libero, rigoroso e coraggioso, capace di raccontare i rapporti tra mafia, affari e potere”.

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