Un mare ricco di vita, ma minacciato dalla presenza sempre più invasiva dell’uomo. È la fotografia che emerge dal monitoraggio condotto lungo le coste del Mediterrano e non solo, presentata al convegno nazionale ‘Il mare di domani’, l’assemblea generale conclusiva dello Spoke 1, unità di ricerca del National Biodiversity Future Center. Nei dettagli è stata presentata una campagna di monitoraggio con centinaia di sensori low-cost, stagni e miniaturizzati, applicati a vari organismi, tra cui banchi di Posidonia, in aree come Capo Gallo, Isola delle Femmine, Castellammare del Golfo e Ustica, in Sicilia. Questa rete di ‘sentinelle’ misura in tempo reale parametri vitali come temperatura, ossigeno e pH, rivelando come ogni organismo risenta delle condizioni microclimatiche che lo circondano. “Abbiamo cambiato completamente paradigma: prima si usavano pochi sensori molto costosi, distribuiti ogni 100 chilometri. Oggi, grazie alle risorse del Nbfc, possiamo distribuire 100 sensori ogni chilometro”, ha spiegato Gianluca Sarà , professore ordinario di Ecologia all’Università di Palermo e coordinatore scientifico dello Spoke 1 del National Biodiversity Future Center.
il monitoraggio conferma anche criticità profonde, specialmente in Sicilia,
“Lo stato attuale è di un uso del mare molto ampio che, in alcune situazioni, ha portato a un livello di degrado elevato – ha avvertito Sarà -. E ciò che facciamo a terra si riverbera inevitabilmente in mare, influenzandone la salute”. Questo degrado non compromette solo le specie, ma il funzionamento stesso degli ecosistemi, con ripercussioni dirette sul benessere e la salute dell’uomo, che di quegli ecosistemi fa parte”.