Continua il monitoraggio congiunto dei governi italiano e maltese della petroliera russa Arctic Metagaz alla deriva nel Mediterraneo. Ieri la premier Giorgia Meloni ha presieduto un vertice interministeriale, a Palazzo Chigi, per capire come scongiurare il danno ambientale, dato che la nave è carica di 900 tonnellate di gasolio e serbatoi di gas liquefatto. I mezzi della Marina militare italiana – un rimorchiatore e, se dovesse servire, un mezzo antinquinamento – restano vicini al relitto pronti a intervenire in caso d’emergenza. La nave ha uno squarcio sul lato sinistro dopo essere stata colpita la notte tra il 3 e il 4 marzo. Si è aperta una grossa falla e due delle quattro cisterne di gas naturale liquido sarebbero andate distrutte mentre le altre due sembrerebbero intatte. Il resto della nave è stato interessato da un incendio e l’equipaggio ha abbandonato l’imbarcazione, raggiungendo Bengasi. Al momento non è ancora chiaro quale possa essere il destino della petroliera, una delle ipotesi è che possa esserne indotto l’affondamento, in attesa che l’armatore possa attivarsi con la società preposta al recupero del relitto. Della situazione ha parlato questa mattina, durante la sua visita a Calatabiano per l’inaugurazione del soprapassaggio ferroviario lungo la Sp 127, il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci.
NELLO MUSUMECI Ministro per le Politiche del Mare
PETROLIERA RUSSA ALLA DERIVA - MUSUMECI: “SITUAZIONE CHE CREA APPRENSIONE”
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