Palazzo d’Orléans trema e la legislatura siciliana sembra ormai arrivata a un capolinea annunciato. La convocazione d’urgenza domani della Giunta regionale da parte del presidente Renato Schifani, ufficialmente per “provvedimenti urgenti”, ha fatto subito scattare l’allarme politico tra voci di dimissioni imminenti, retroscena su candidature mancate al Csm e tensioni mai sopite nella coalizione di centrodestra. Mentre alleati come la Democrazia Cristiana e l’Mpa tentano di blindare il governatore rivendicandone i risultati, l’opposizione non usa mezzi termini per tracciare il bilancio di una stagione politica derubricata a mero affare di palazzo. Per Cateno De Luca il “Re Sole” si è trasformato d’un colpo in un “Re Solo”, ostaggio di strategie svanite e di una poltrona che scotta, mentre il Partito Democratico rincara la dose accusando Schifani di essersi chiuso in un bunker dorato, totalmente indifferente alle vere emergenze della Sicilia — dalla pesca al collasso economico — e concentrato unicamente sui propri personalismi e sulle ambizioni di ricandidatura. Il clima all’Assemblea Regionale Siciliana è teso: i gruppi d’opposizione pretendono che il presidente si presenti in aula a spiegare cosa stia realmente accadendo prima di mettere mano alla mini-finanziaria, minacciando barricate parlamentari. Tra chi invoca le sue dimissioni come unico atto di responsabilità e chi ironizza sul giro di nomine dell’ultima ora, il destino del governo regionale appare appeso a un filo sottilissimo. Schifani ha giurato – con un post pubblicato ieri su Fb – che comunicherà le decisioni da assumere a breve. Tenendo tutti con il fiato sospeso.
PALERMO - GIUNTA D’URGENZA: DIMISSIONI O NOMINE?
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