L’Aula della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Palermo di sequestrare la corrispondenza del deputato Francesco Saverio Romano (Noi Moderati), indagato per corruzione e turbativa d’asta. Con 201 voti favorevoli alla relazione della Giunta e 94 contrari, Montecitorio ha fatto proprie le tesi del presidente della Giunta, Enrico Costa (FI), secondo cui la misura era priva di “necessità e indispensabilità”, configurandosi come un atto “esplorativo” basato su un quadro indiziario insufficiente. A sostegno del diniego si è schierato anche Maurizio Lupi, citando l’ordinanza del GIP che aveva già escluso gravi indizi di colpevolezza. Di parere opposto M5S e Avs, che hanno votato a favore della Procura chiedendo invano che Romano lasciasse l’Aula per conflitto d’interessi. Lo stesso Romano, astenendosi, ha denunciato il processo mediatico subito: “La fuga di notizie sulle indagini è una pena anticipata che mina la qualità della giustizia”. Il voto blinda così i dispositivi del deputato e di altri 17 co-indagati coinvolti nel medesimo provvedimento. L’indagine della Procura di Palermo che coinvolge Totò Cuffaro (leader della DC Nuova) e Francesco Saverio Romano (Noi Moderati) ruota attorno a un presunto sistema di corruzione e condizionamento di appalti e concorsi pubblici, in particolare nel settore della sanità siciliana. Secondo l’accusa, gli indagati hanno creato una rete di relazioni tra politica, burocrazia e imprese per pilotare decisioni amministrative in cambio di favori. A dicembre 2025, il GIP ha disposto gli arresti domiciliari per Totò Cuffaro, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari. Per quanto riguarda Saverio Romano, il giudice ha invece respinto la richiesta di arresto, non ravvisando gravi indizi di colpevolezza o necessità cautelari, decisione che ha poi influenzato il recente voto della Camera sulla sua corrispondenza.
PALERMO - NEGATO SEQUESTRO CORRISPONDENZA ON. ROMANO
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