20 Maggio 2024
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RAGUSA - PERMESSI SOGGIORNO IN CAMBIO DI SOLDI

di Viviana Sammito
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Permessi di soggiorno a cittadini tunisini in cambio di soldi: circa 1.500 euro e il gioco è fatto. Un sistema ben organizzato da sei soggetti tutti indagati e raggiunti da misure cautelari a seguito di indagini serrate della squadra mobile di Ragusa, diretta dal vice questore aggiunto, Andrea Monaco. Gli indagati sono due agenti della polizia locale, due operatori del Caf a Ragusa e altri due complici che, ciascuno per la propria parte, ha avuto un ruolo nell’operazione illecita. Tra le condizioni per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno è necessaria la residenza: il gruppo ha intercettato 13 abitazioni a Ragusa, alcune intestate a defunti altre agli stessi indagati i quali, secondo le indagini, a fronte della corresponsione del denaro, hanno omesso di eseguire la verifica, limitandosi a dei controlli blandi e superficiali comunicando successivamente all’ufficio anagrafe il superamento dell’accertamento, in virtù del quale veniva successivamente concessa la residenza anagrafica nel Comune di Ragusa. Secondo la Procura “uno degli arrestati ha svolto un ruolo centrale: teneva i contatti stretti con i due operatori comunali e accompagnava e indirizzava gli stranieri nelle abitazioni, a loro ignote, nelle quali avevano richiesto di fissare la residenza e di farli trattenere per il tempo strettamente necessario al controllo dell’operatore”. Tre indagati, compresa una donna, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari; un’altra donna all’obbligo di dimora nel Comune di Ragusa; per i due agenti della locale è scattata la sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio o servizio con l’accusa di favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza sul territorio nazionale di extracomunitari. Non è stato possibile accertare chi e quanti extracomunitari hanno usufruito del permesso di soggiorno falso ma è stato quanto smontato un sistema illecito che ha permesso – secondo le indagini – agli indagati di intascare un voluminoso giro d’affari puntando sui bisogni di migranti che non avevano le carte in regola per rimanere sul territorio naizonale.

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