MATTEO MESSINA DENARO - SEQUESTRATO TESORO DELLA DROGA, OLTRE 200MLN

di Viviana Sammito
39 visite

E’ stato sequestrato il tesoro della droga di Matteo Messina Denaro che ha un valore di oltre 200 milioni di euro. Ecco le immagini che riprendono i beni sequestrati: 22 resort e immobili di lusso nella Costa del Sol (tra cui spicca il recente acquisto di Villa Natacha a Marbella per 3 milioni di euro), 12 kg d’oro, quote di una banca libanese, orologi e gioielli.
Una vasta operazione internazionale coordinata dalla Dda di Palermo e condotta dalla Guardia di Finanza ha portato all’arresto di tre esponenti della famiglia del narcos Giacomo Tamburello (66 anni, l’ex moglie Maria Antonina Bruno e il figlio Luca) e al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro. L’indagine, nata da una segnalazione delle autorità di Andorra sui conti milionari della donna, ha svelato un imponente patrimonio accumulato dagli anni ’80 col narcotraffico sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese. Secondo le rivelazioni del neo-pentito Vincenzo Spezia, il boss latitante Matteo Messina Denaro esigeva sistematicamente il 10% dei proventi di ogni carico di droga. I capitali illeciti venivano riciclati e schermati in una fitta rete di holding e conti offshore tra Spagna, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco, Gibilterra e isole Cayman. Il colonnello Carlo Pappalardo, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza di Palermo, e il procuratore capo di palermo, Maurizio de Lucia hanno sottolineato l’altissima abilità finanziaria degli indagati nello spostare capitali liquidi e la fondamentale importanza della cooperazione tra le polizie europee. Unanime il plauso delle istituzioni: la presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo ha parlato di un «grande giorno per tutti, tranne che per i mafiosi», mentre il governatore siciliano Renato Schifani e il presidente della commissione regionale Antimafia Antonello Cracolici hanno celebrato il «colpo durissimo» inferto al cuore economico e alle connivenze del sistema mafioso.

GdiF PALERMO: RICICLAGGIO INTERNAZIONALE – MAXI OPERAZIONE DELLA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI PALERMO E DELLA GUARDIA DI FINANZA.
È in corso una vasta operazione di respiro internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di
Palermo e condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, in esecuzione di
un’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale alla sede con cui sono stati disposti la custodia cautelare in
carcere nei confronti di 3 soggetti e il sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di
euro.
Le attività sono in corso di svolgimento – oltre che in Italia – ad Andorra, a Gibilterra, alle isole Cayman, in
Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (nelle città di Malaga, Marbella,
Benahavis e Puerto Banùs), in stretta collaborazione e costante raccordo con i collaterali Organi giudiziari e di
polizia, attivati tramite richieste rogatoriali e strumenti di cooperazione europea.
Eseguite anche estese perquisizioni a Malaga (ES) e a Campobello di Mazara (TP), in tutti i luoghi nella
disponibilità degli indagati.
Sono oltre 150 i finanzieri impegnati nelle operazioni, parte di quali anche all’estero, al fianco delle forze di
polizia degli Stati coinvolti.
Impiegati anche mezzi aerei, droni e dispostivi “termo scanner” per la ricerca di intercapedini e cavità nascoste,
oltre a un team di esperti specializzato in analisi informatiche per l’individuazione di wallet digitali e
criptovalute.
L’operazione giunge al culmine di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia
economico-finanziaria di Palermo, che ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego,
in molteplici Stati europei ed extraeuropei, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate –
già a partire dagli anni ’80 – sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese (TP).
Le investigazioni sono nate da una segnalazione delle Autorità di Andorra relativa a una donna originaria di
Campobello di Mazara (TP) con importanti disponibilità economiche in quel Paese.
I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che la stessa era stata coniugata con un narcotrafficante di
elevato spessore criminale, già destinatario di plurime condanne, con rapporti di stretta contiguità con Cosa
Referente: Col. t.SPEF Carlo Pappalardo; Contatti: 3358359739
Nostra.
Su questo punto, fondamentali nel corso delle indagini si sono dimostrate le dichiarazioni rese da più
collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di
stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso
vertice, Matteo Messina Denaro.
Sulla base di queste premesse, si è fatta strada l’ipotesi che i fondi andorrani fossero in realtà da ricondurre alle
suddette attività criminali nel settore degli stupefacenti.
Sono stati avviati, dunque, più estesi accertamenti che, partendo dal Principato di Andorra, si sono irradiati in
numerosi altri Paesi europei ed extraeuropei.
In particolare, iniziative di collaborazione sono state instaurate, anche attraverso la rete di esperti economico
finanziari all’estero della Guardia di Finanza, con la Spagna, il Lussemburgo, il Principato di Monaco e il
Libano.
In Spagna, in special modo, grazie alle intense sinergie con la Policia National, è stato possibile anche eseguire
(tramite Ordine di Investigazione Europeo) attività tecniche di intercettazione, in parallelo con le analoghe
operazioni condotte in Italia.
Tutti questi accertamenti hanno permesso di cristallizzare l’imponente patrimonio sedimentato in oltre 40 anni
come reimpiego dei proventi delle attività di narcotraffico.
Più in dettaglio, è stato possibile acclarare come quei capitali siano stati nel tempo reimmessi nei circuiti
dell’economica legale e siano oggi disseminati in una vasta moltitudine di strumenti finanziari, di partecipazioni
azionarie, rapporti bancari, nonché in holding societarie e altri veicoli di schermatura localizzati, in massima
parte, in Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco, Isole Cayman, Libano e Gibilterra.
Nel merito, sono state individuate 8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, 2 con sede a Gibilterra e 1 alle
Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale.
Sul piano delle disponibilità, sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse
giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti. È
stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un
istituto di credito libanese. Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella
specie oltre 12 Kg di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro. Di straordinario
pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra
Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol.
Di pari passo con la ricostruzione delle suddette ricchezze, le indagini hanno altresì evidenziato come le stesse
siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione del richiamato narcotrafficante, dalla moglie e soprattutto dal
figlio (anch’essi sottoposti a custodia cautelare in carcere).
Referente: Col. t.SPEF Carlo Pappalardo; Contatti: 3358359739
pagina 2
L’intero patrimonio sopra descritto è stato attinto dal provvedimento emesso dall’A.G. palermitana.
L’odierna attività di servizio testimonia la costante attenzione e il perdurante impegno della Guardia di Finanza,
nell’ambito delle indagini delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nel settore del contrasto patrimoniale
a ogni forma di criminalità.
Si rappresenta che, in attesa di giudizio definitivo, trova applicazione, per tutti gli indagati, il principio della
presunzione di innocenza

Colonnello Gdf Palermo, indagati vivevano nel lusso
Sequestrati gioielli e orologi per centinaia di migliaia di euro
(v. Trovato tesoro della droga… delle 8,48) (ANSA) – PALERMO, 28 MAG – “Il tenore di vita dei nostri indagati era molto alto. Vivevano nel lusso. Nel corso delle attività investigativa, abbiamo intercettato anche quantitativi importanti di lingotti d’oro. È stata una indagine complessa perché i capitali finanziari hanno un elevato tasso di volatilità e vengono facilmente spostati da una giurisdizione all’altra perchè se ne perda traccia”. Lo ha detto il colonnello Carlo Pappalardo, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza di Palermo, commentando l’operazione che ha portato al sequestro di 200 milioni di euro frutto del reinvestimento dei guadagni accumulati dalla mafia coi traffici di droga.
I finanzieri hanno sequestrato ai tre arrestati anche orologi e gioielli per centinaia di migliaia di euro. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA

Mafia: pentito, 10% dei soldi della droga finiva a Messina Denaro
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – Sui traffici di droga milionari che il narcos Giacomo Tamburello faceva in tutta Europa Matteo Messina Denaro prendeva il 10% e la stessa percentuale pretendeva dai costruttori, dai produttori di vino e olio e dalle imprese del territorio. A raccontarlo agli investigatori che oggi hanno arrestato Tamburello, l’ex moglie e il figlio, è il pentito Vincenzo Spezia, boss della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara.
“I soldi i Tamburello li hanno sempre dati a Matteo Messina Denaro perché altrimenti li ammazzava. Sono a conoscenza che la percentuale del 10% gli veniva data per ogni carico di droga che arrivava dal Marocco- ha detto ai pm di Palermo – Era a conoscenza dei carichi e del loro arrivo perché era amico di quelli che smerciavano la droga una volta che questa dalla Spagna arrivava a Brescia… e da lì veniva smerciata in tutta Italia”. Il collaboratore parla di un vero e proprio rapporto societario tra il padrino e il narcos che gestiva i traffici internazionali di stupefacenti anche nell’interesse dell’associazione mafiosa.
“All’inizio no, però quando accominciaru a fare muovere i soldi, si c’immisca u sicco (si immischiò il secco, soprannome di Messina Denaro ndr) – racconta – Eravamo a Sciacca; parlando così, ci dissi: ‘Io vengo dalla Spagna, ivu (andavo ndr) nì cazzitieddi (soprannome dei Tumbarello ndr)'”. E, racconta il pentito, Messina Denaro rispose :”Ah, che mi dici? Chisti mi detteru u 10% degli introiti”.”Lui non prendeva il pizzo, – spiega il collaboratore – lui voleva la percentuale, dice… veniva tutti i mesi, a chiedere a Castelvetrano, Partanna”.
“Spezia ha svelato come il rapporto di fedeltà con Messina Denaro abbia consentito a Tamburello – scrivono i pm – di gestire senza limiti i profitti illeciti derivanti dall’attività di narcotraffico. Autorizzato a intraprendere ed instaurare accordi di acquisto e vendita di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti proprio dal capo indiscusso di Cosa nostra, elargiva all’ex latitante a margine di tale patto illecito, una percentuale di guadagni”. Nel 2016, parlando con un socio Tamburello, con riferimento a soldi da consegnare, indicava tra i destinatari una persona che si doveva sottoporre ad un’operazione, probabilmente chirurgica. “Il tempo che si fa il coso… l’operazione..”, diceva.
Secondo gli inquirenti, che hanno scoperto che quell’anno il capomafia ricercato si sera sottoposto a un intervento di ernia inguinale, parlava proprio di Messina Denaro. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA
Legalità, sicurezza

tti indagati abili a spostare capitali tra i Paesi
(v. Trovato tesoro della droga …delle 8,48) “Mi preme sottolineare la particolare abilità finanziaria dei soggetti coinvolti nell’indagine capaci di spostare capitali con enorme velocità da un Paese all’altro”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Vito di Giorgio, durante la conferenza stampa svolta nella caserma della Guardia di finanza di Palermo sull’indagine che ha portato alla luce il tesoro della droga dal valore di 200 milioni di euro del boss di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro.
++ Trovato tesoro della droga di Messina Denaro, sequestri per 200 milioni ++
Inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, 3 arresti
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – Nel corso di una operazione internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del comando provinciale del capoluogo sono state arrestate tre persone per impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall’agevolazione mafiosa e sequestrati beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro. L’operazione, che si è svolta in diversi Paesi, ha consentito di ricostruire un enorme patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società off shore, dei guadagni incassati dagli anni ’80 col narcotraffico sotto l’egida del capomafia Matteo Messina Denaro.
ovato tesoro della droga di Messina Denaro, sequestri per 200 milioni (2)
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – Le attività investigative, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio, si sono svolte, oltre che in Italia, ad Andorra, Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs), in stretta collaborazione con gli organi giudiziari e di polizia locali. I particolari dell’operazione verranno illustrati, alle 11, alla caserma Mazzarella della Guardia di Finanza, nel corso di una conferenza stampa a cui parteciperanno il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA
Legalità, sicurezza
acolici: “Plauso a Dda per operazione su ‘tesoro’ Matteo Messina Denaro”
Lucia, individuata parte degli investimenti di Cosa nostra
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – “Riteniamo di aver individuato parte importante degli investimenti fatti dalla mafia anche all’estero e questo anche grazie alla cooperazione di uffici giudiziari di altri Paesi”.
Lo ha detto il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia illustrando l’inchiesta che ha portato al sequestro di 200 milioni frutto degli investimenti del denaro incassato col traffico della droga dagli anni ’80. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA
Legalità, sicurezza. De Luca, ‘alle amministrative ScN ha ottenuto il 20% nei 71 Comuni al voto’
Il leader Sud chiama Nord: “Noi baricentro per chi vuole vincere”
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – “Alle amministrative abbiamo dimostrato che Sud chiama Nord è baricentrico per chi vuole vincere, ma questo evidenzia anche che è il primo partito in termini di popolazione amministrata e quindi di comuni importanti che sono stati conquistati”. Lo ha detto il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, in conferenza stampa all’Ars per fare il punto sui risultati ottenuti alle elezioni amministrative in Sicilia.
“Abbiamo conquistato – ha aggiunto – circa il 20% del consenso sui 71 Comuni che sono andati al voto per circa 900 mila abitanti, quindi oltre il 20% della popolazione. Questo significa che ci troviamo di fronte ad un risultato concreto che esce dalle urne”. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA
PoliticaMafia: De Lucia, collaborazione polizie europee è stata fondamentale
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – “La quantificazione dei valori sequestrati è solo orientativa. Attendiamo i dati completi dalle autorità giudiziarie che hanno collaborato con noi. Posso dire al momento, però, che davanti alle mafie che non conoscono frontiere la collaborazione delle polizie europee è stata fondamentale”. Lo ha detto il procuratore di Palrmo Maurizio de Lucia nel corso della conferenza stampa in cui si sta illustrando l’inchiesta sui reinvestimenti dei soldi della droga di Cosa nostra che ha portato al sequestro di 200 milioni. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATAIn cella il narcos di Messina Denaro, una vita nel business della droga e tanti soldi
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – Nel business del traffico della droga è entrato che aveva poco più di 20 anni. Un insospettabile negoziante di vestiti di Campobello di Mazara, il paese dell’ultimo covo di Matteo Messina Denaro, riuscito a diventare un narcos di prima grandezza. Entrato e uscito più volte dalle carceri italiane e spagnole, non ha mai rinunciato ai vecchi affari con gli stupefacenti: fino ad oggi, quando i finanzieri, su ordine della Dda di Palermo, si sono presentati a casa della madre dove sconta i domiciliari per notificargli l’ordine di arresto. L’ennesimo per Giacomo Tamburello, 66 anni. Stessa misura è stata disposta per l’ex moglie Maria Antonina Bruno e per il figlio Luca, tutti coinvolti nel business di famiglia gestito sotto il controllo del clan di Matteo Messina Denaro. L’inchiesta, che ha portato la Finanza nelle banche di mezza Europa e di diversi paradisi fiscali e ha portato al sequestro di beni per 200 milioni, è nata dalla segnalazione di un istituto di credito di Andorra che nei conti milionari della Bruno ha voluto vedere chiaro. Da lì la Dda di Palermo, coordinata da Maurizio de Lucia, è partita per ricostruire le incredibili ricchezze dei Tamburello. Le sue attività illegali – si legge nel provvedimento del gip – “sono sempre state caratterizzata da un consapevole rapporto di contiguità funzionale con Cosa nostra, con particolare riferimento alla famiglia di Campobello di Mazara e, più in generale, al mandamento di Castelvetrano, a cui è risultato collegato attraverso esponenti di spicco”: il gotha della mafia trapanese rappresentato da boss come Nunzio Spezia, Antonio Messina, Leonardo Bonafede che del padre di Matteo Messina Denaro, Francesco, era solido alleato. L’ultimo e unico reddito lecito di Tamburello risale al 1985, quando gestiva un negozio di abbigliamento. Da allora ai funzionari delle banche in cui depositava fiumi di denaro prima di investirli in azioni, titoli, attività commerciali e immobili, diceva di aver ereditato grosse somme o di aver guadagnato col mattone. Idem l’ex moglie. Il figlio Luca, pure coinvolto nei traffici, si è laureato in discipline bancarie e finanziarie internazionali e ha lavorato in istituti di credito come Morgan Stanley a Londra, esperienze che gli hanno consentito di stringere i rapporti con la finanza che conta. Gli enormi flussi di denaro incassati con la droga dalla fine degli anni ’80 Tamburello e Bruno li hanno investiti grazie a società paravento e prestanomi.
Il figlio, secondo i pm, “acquisite le necessarie competenze tecniche ha nel tempo affiancato il padre nella gestione dei patrimoni illeciti”. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA
Legalità, sicurezzaolonnello Pappalardo, indagine svolta grazie a cooperazione tra polizie
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – “Quella di oggi è un’indagine che ha richiesto una collaborazione molto avanzata con le forze di polizia in Spagna, Lussemburgo e Andorra, ma anche in ambito extraeuropeo. Si è trattato di seguire le tracce di capitali: movimentazioni che vanno tra il Principato di Monaco, Andorra, la penisola Iberica e anche a Dubai. Abbiamo evidenze trasferimenti di denaro fino al Lussemburgo.
Parliamo di un patrimonio del valore di oltre 200 milioni di euro”. Lo ha detto il colonnello Carlo Pappalardo, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza di Palermo a proposito dell’inchiesta sugli investimenti mafiosi dei proventi della droga. “Abbiamo sequestrato società in Spagna, in Inghilterra e alle isole Cayman, oltre 20 immobili e alcuni resort”, ha spiegato. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA
Legalità, sicurezza
A) – PALERMO, 28 MAG – Spuntano i nomi di due nuovi collaboratori di giustizia – Vincenzo Spezia, big storico della mafia di Campobello di Mazara e Giuseppe Bruno – nell’inchiesta che oggi ha portato all’arresto di Giacomo Tamburello, l’uomo di Matteo Messina Denaro nel business del narcotraffico. Entrato in Cosa nostra negli anni ’80, Vincenzo Spezia è figlio di Nunzio Spezia, ex capo della famiglia mafiosa di Campobello da cui ha ereditato il ruolo nel clan. Fedelissimo dell’ex latitante, il neo pentito vanta un curriculum criminale di eccezionale spessore. Dopo una lunga latitanza in Venezuela, è stato arrestato nel 2003 ed estradato in Italia nel 2007 e poi condannato per mafia e omicidi. “Tamburello e il fratello hanno aperto sulla Costa del Sol alcune gelaterie però lavoravano pure con l’hashish, ma tonnellate di hashish – ha detto ai pm – Hanno fatto i miliardi”. Bruno, invece, è detenuto in Brasile dal 2023. Collabora con la giustizia italiana e brasiliana dal 2025, ha concluso un accordo di collaborazione con la Procura Federale del Rio Grande do Norte ed è stato ammesso al programma provvisorio di protezione in Italia. E’ stato lui a raccontare ai magistrati palermitani il ruolo della famiglia di Messina Denaro nell’importazione di hashish dal Marocco e degli affari di droga con la Spagna. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATAResort, azioni e oro, così gli uomini di Messina Denaro investivano soldi della droga
(ANSA) – PALERMO, 28 MAG – Ville lussuose in Spagna, conti correnti a Gibilterra, Andorra, Libano, Lussemburgo e isole Cayman: il patrimonio di Giacomo Tamburello, l’uomo che gestiva il narcotraffico per conto di Matteo Messina Denaro era sconfinato. Azioni, fondi, titoli, conti milionari in banche di mezzo mondo, appartamenti e resort extralusso tra Marbella e Malaga e decine e decine di società come la Lujo Family Office, la spagnola Smiley Bubbles la Cinzano Ltd, costituita nel 2011 nelle Isole Cayman. Un tesoro stimato dagli inquirenti in oltre 200 milioni di euro gestito nell’ultimo periodo dal figlio di Tamburello, Luca fresco di studi internazionali in economia, arrestato oggi col padre e la madre. E’ stato lui, con uno spericolato investimento ad acquistare Villa Natacha, a Marbella, in Spagna. Tamburello ha dato fondo a tutte le sue liquidità e ha messo insieme 3milioni a cui due soci hanno aggiunto 300mila euro. “Ho rischiato tutto” diceva, a ottobre del 2025, non sapendo di essere intercettato, mentre progettava di prendere la residenza a Dubai per pagare meno tasse e di spostare 12 chili di oro dal Lussemburgo al Principato di Monaco. Un’operazione, questa, realizzata con l’aiuto di un consulente bancario a Monaco che, per la complessa operazione, aveva scelto la Bemo Bank del Lussemburgo e che alla famiglia Tamburello ha fruttato 2 milioni. “Il tono dell’interlocuzione, la varietà delle opzioni prospettate e la consapevolezza dei costi e delle implicazioni di sicurezza – scrivono i pm – evidenziavano che il trasferimento non rispondeva a una semplice esigenza operativa, ma si inseriva in un processo più ampio di riorganizzazione del patrimonio familiare all’interno di giurisdizioni selezionate per la loro riservatezza bancaria”. (ANSA).

olosimo ‘oggi è un grande giorno per tutti, tranne che per i mafiosi’
(V. ‘++ Trovato tesoro della droga di Messina Denaro… delle 08.48)
(ANSA) – CATANIA, 28 MAG – “Esprimo il più sentito ringraziamento alla Procura di Palermo, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Guardia di finanza e a tutte le autorità giudiziarie e investigative italiane ed estere coinvolte nella vasta operazione internazionale che ha portato a tre custodie cautelari e al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro, riconducibili al patrimonio accumulato negli anni da Matteo Messina Denaro e dai suoi fiancheggiatori”. Lo afferma, sui social, la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo.
“L’operazione – aggiunge – rappresenta un risultato di straordinaria importanza nel contrasto alla criminalità organizzata mafiosa e ai circuiti finanziari alimentati dal narcotraffico e dal riciclaggio internazionale. L’ attività investigativa, sviluppata attraverso una complessa cooperazione tra diversi Paesi, testimonia l’elevato livello di professionalità, competenza e determinazione degli investigatori impegnati quotidianamente nella difesa della legalità e nel contrasto alle organizzazioni criminali. Il sequestro di ingenti patrimoni riconducibili agli interessi mafiosi – conclude Chiara Colosimo – costituisce un segnale forte e concreto della presenza dello Stato nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata. Oggi è un grande giorno per tutti, tranne per i mafiosi”. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA
PALERMO, 28 maggio – “Esprimo il mio plauso ai magistrati della Dda e alle forze dell’ordine per l’operazione internazionale sul tesoro del boss Matteo Messina Denaro”. Lo ha detto il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, che ha aggiunto: “Messina Denaro è stato il rappresentante di un sistema capace di infiltrarsi nell’economia legale e intrattenere relazioni, con un potere mafioso fatto di connivenze che ancora oggi è molto presente e che tocca a tutti noi contrastare”.

esoro Messina Denaro, Schifani: «Colpo durissimo ai patrimoni mafiosi»

«Esprimo il mio plauso alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e alla Guardia di Finanza per la straordinaria operazione che ha portato al sequestro di beni riconducibili a Matteo Messina Denaro. Un risultato di grande rilievo nel contrasto alla criminalità organizzata e ai suoi interessi economici, frutto di un efficace lavoro investigativo internazionale. La lotta alla mafia non conosce pause e l’esito di oggi ne rappresenta una concreta e importante conferma». Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

Potrebbe interessarti anche: