AEROPORTO DI COMISO - QUAL E’ LA VERITA DELLA TRATTATIVA FANTASMA?

di Viviana Sammito

La querelle sull’aeroporto di Comiso continua a far discutere, ruotando attorno a un interrogativo di fondo: il possibile ritorno di Ryanair è legato al rispetto di quegli accordi che sono saltati nel 2023 con la SAC, la società che gestisce gli scali di Catania e Comiso. Ma su cosa verteva esattamente quella trattativa interrotta e quali sono oggi le condizioni per rivedere i vettori low cost irlandesi sul “Pio La Torre”?

Tra la SAC e Ryanair va in scena da tempo un vero e proprio palleggio, fatto di supposizioni, sospetti di pressioni politiche e intese economiche sfumate, che finisce inevitabilmente per frenare lo sviluppo di un intero territorio. Da un lato, infatti, si fa sempre più strada l’ipotesi che il governo regionale abbia posto un veto sul ritorno della compagnia, la quale stava effettivamente potenziando Comiso, pestando però i piedi a qualcuno. Dall’altro lato, la questione resta profondamente economica. Al centro della trattativa abortita proprio mentre si stava passando alla firma c’era un pacchetto da circa 8,5 milioni di euro, a cui si aggiungevano 50-60 euro a passeggero, a fronte di 13 destinazioni e 450 mila passeggeri previsti. Una mossa che lascia aperta una domanda cruciale: perché la compagnia non ha invece partecipato ai bandi con fondi regionali e provinciali pensati proprio per il “Pio La Torre”?

La SAC, dal canto suo, ribadisce che le porte dello scalo sono apertissime, ma al contempo rispedisce al mittente qualsiasi trattamento di favore, rivendicando tariffe trasparenti e uguali per tutti nel pieno rispetto delle regole. Se Ryanair pretende l’applicazione integrale dei vecchi patti economici, la società di gestione ribatte offrendo strumenti già accessibili a chiunque attraverso bandi regionali e camerali.

Intanto, sullo sfondo, la politica e i sindacati — dal PD alla Cisal e alla CGIL — denunciano le responsabilità della Regione per l’assenza di un piano stabile a Comiso, contrapponendolo alla gestione di Trapani-Birgi e trasformando così lo scalo ibleo nel “brutto anatroccolo” dei cieli siciliani.

Alla fine, la verità che emerge è una sola: il vero nodo gordiano resta lo scontro frontale tra la pretesa di Ryanair di ottenere maxi-incentivi su misura e il vincolo della SAC a muoversi nel perimetro delle normative europee sulla concorrenza e sulla parità di trattamento tra le compagnie aeree.

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