“I tempi indicati, entro l’estate, per l’avvio della fase realizzativa del ponte sullo Stretto di Messina tengono ovviamente conto dei previsti controlli di legittimità della Corte dei conti, quindi, contrariamente a quanto afferma l’onorevole Bonelli, non c’è alcuna mancanza di rispetto”. Così in una nota l’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.Il cronoprogramma per il Ponte sullo Stretto di Messina resta invariato, almeno secondo i vertici della società concessionaria. L’Amministratore Delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha ribadito oggi che non si prevedono slittamenti: l’obiettivo è avviare la fase realizzativa entro l’estate 2026. Ciucci ha smentito le ipotesi di ritardo, citando la relazione di accompagnamento al Decreto Legge “Commissari” come bussola per la tempistica dei lavori. Dello stesso avviso è Pietro Salini, AD di Webuild (il colosso a capo del consorzio di costruzione), che a margine di un evento al Museo della Scienza di Milano ha mostrato ottimismo: “Mi sveglio la mattina convinto che si farà tutto”. Di parere diametralmente opposto è Angelo Bonelli (AVS), che accusa Ciucci e il Ministro Salvini di procedere con “annunci sistematicamente rinviati” ignorando i rilievi della Corte dei Conti e della Commissione Europea. Secondo il portavoce di Europa Verde, pesano sul progetto due criticità insormontabili. L’opera è passata da un project financing (60% capitali privati) a un progetto totalmente finanziato dallo Stato e l’esplosione dei costi. Il valore è lievitato dai 3,9 miliardi iniziali agli attuali 14,5 miliardi, un aumento del 50% rispetto alle stime recenti che, secondo Bonelli, imporrebbe per legge l’indizione di una nuova gara d’appalto. Il cosiddetto Project finance, previsto inizialmente (40% di capitale sottoscritto principalmente dall’Azionista Fintecna e il 60% da reperire sul mercato finanziario), riguardava unicamente la Società Stretto di Messina, senza coinvolgere il Contraente Eurolink. Quindi non c’è stata alcuna modifica delle condizioni di gara. L’aumento del corrispettivo per il Contraente generale, fissato in 10,5 miliardi e non 14,5 come erroneamente affermato da Bonelli, come più volte spiegato, è da attribuire pressoché esclusivamente all’aumento dei prezzi, che non rileva ai fini della direttiva Ue Appalti, che ha riguardato tutte le opere infrastrutturali in corso di realizzazione, non solo in Italia.
PONTE SULLO STRETTO - CIUCCI: “NESSUN ALLUNGAMENTO TEMPI”
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