Il bambino è stato trasferito nei reparti intensivi del CCPM di Taormina in condizioni agoniche per quadro di disfunzione del muscolo cardiaco associato a malfunzione della valvola mitrale. è quanto scrive l’Asp di Messina dopo la morte di un bimbo di 3 anni operato al cuore nel reparto di cardiochirurgia pediatria dell’ospedale San vincenzo di Taormina. Due le inchieste aperte, una dalla procura di messina e l’altra interna dall’azienda sanitaria provinciale. Nel registro degli indagati risultano iscritti a vario titolo oltre 15 sanitari che hanno operato e avuto in cura il piccolo nel corso dei 10 mesi di degenza. La famiglia del bimbo, che ha presentato un esposto, è assistita dall’avvocato Antonio Cozza del foro di Perugia. Nei prossimi giorni verrà conferito l’incarico per l’autopsia che dovrà chiarire se il decesso è riconducibile esclusivamente alla gravità della patologia iniziale del bambino e alle complicanze insorte nel tempo oppure se vi siano stati eventuali errori o ritardi nel percorso diagnostico-terapeutico. La famiglia del piccolo si era presentata all’ospedale di Catania l’ 1 aprile del 2025. “Il bimbo – spiega il legale dei genitori – aveva uno scompenso cardiorespiratorio e una cardiopatia congenita con insufficienza mitralica e successiva miocardite. È stato trasferito subito a Taormina e lì è stato operato il 2 aprile”. Un lungo ricovero fino al 17 febbraio. Quando il suo cuore ha smesso di battere.
Intanto l’asp di Messina nella nota stampa precisa che la complessità del trattamento del piccolo sia stata supportata dal continuo confronto con i massimi esperti italiani della terapia dello scompenso cardiaco, dell’assistenza meccanica al circolo e della diagnostica istologica delle alterazioni del miocardio. Inoltre, in questi lunghi mesi , numerosi Colleghi di differenti specialità consulenti nominati dalla famiglia e dai loro legali hanno avuto pieno e trasparente accesso alle informazioni cliniche e alle strategie terapeutiche adottate con un continuo confronto con i curanti. Relativamente al trapianto cardiaco la strategia è stata condivisa con 3 dei 6 centri italiani autorizzati a tale procedura (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Ospedale Sant’Orsola di Bologna e Università di Padova) cui il bambino è stato riferito per accedere al programma di trapianto cardiaco e che tali Istituzioni unanimamente abbiano considerato tale opzione non realizzabile. L’esito infausto dopo un anno di tentativi di recuperare la funzione del cuore del bambino o di recuperare la possibilità di eseguire il trapianto cardiaco lascia i Sanitari del CCPM profondamente addolorati ma sereni sulle strategie di assistenza adottata. I medici del CCPM esprimono piena fiducia nell’Autorità Giudiziaria e chiedono che nell’interesse dei cittadini, del buon nome dell’Istituzione e dei professionisti che vi operano si faccia chiarezza sul loro operato con un’analisi seria e trasparente in modo da potere rispondere nei modi e nelle sedi appropriate a quanto confusamente riportato dai genitori e dai loro legali.
CCPM - BIMBO MUORE DOPO INTERVENTO, 15 INDAGATI
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