Fu ingiusta detenzione. Lo sostiene la sentenza della Corte d’Appello di Catania che ha accolto le istanze di indennizzo presentate da Giuseppe e Fabio Nicosia, arrestati nel settembre 2017 con la pesante accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Giuseppe era sindaco a vittoria, fabio consigliere comunale. La vicenda si era conclusa definitivamente nel novembre 2023 con l’assoluzione di entrambi gli imputati da parte del Tribunale di Ragusa “per insussistenza del fatto”. I giudici etnei hanno riconosciuto il pieno diritto dei due ricorrenti a ottenere un ristoro economico, escludendo qualsiasi condotta dolosa o gravemente colposa da parte loro che potesse aver causato o giustificato la misura cautelare. Per Giuseppe Nicosia, la cui detenzione domiciliare si è protratta per 12 giorni, il risarcimento è stato elevato a € 500, per una somma complessiva di Euro 6.000. A Fabio Nicosia, rimasto ristretto per 22 giorni e costretto a dimettersi dalla carica di consigliere comunale, è stato riconosciuto un indennizzo giornaliero di € 300, per un totale di Euro 6.600. Lo Stato, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali per entrambi i procedimenti. Devastante – si legge dagli atti – è stato l’impatto che il “clamore mediatico” dell’arresto ha avuto sull’onore e sulla reputazione dei fratelli Nicosia, anche a causa del ruolo pubblico da loro ricoperto e della precedente immagine di “paladini dell’antimafia”. E’ una setentza, che al dil à delr iconsckentmeto economico e dell’ingiusta detenzione, rappresneta un monito per chi ha condotto le indagini e aperrto il processo.
VITTORIA - “FU INGIUSTA DETENZIONE”, IL MONITO A GIUDICI
31