Dopo il terribile terremoto che ha sconvolto il Venezuela gli esperti analizzano le fragilità dei territori e le misure odierne messe in campo per un’attività di prevenzione e mitigazione del rischio sismico. Secondo quanto riporta l’agenzia ansa, in Sicilia nove edifici su dieci sarebbero a rischio in caso di un terremoto dell’intensità di quello che ha colpito lo stato sudamericano, di magnitudo 7.5. Almeno il 30% del patrimonio edilizio dell’Isola, infatti, riporta l’agenzia ansa, è stato costruito senza alcun criterio antisismico, un altro 50% è stato realizzato secondo norme ormai superate. Solo il 10% dal 2003 in poi, è stato adeguato sismicamente, soprattutto scuole e ospedali, ma non secondo le indicazioni più recenti. E solo il 10% utilizza i sistemi di isolamento sismico introdotti con le norme più moderne. “Il problema è molto complesso – spiega all’ansa l’ex direttore del Servizio sismico della Regione siciliana, l’ingegnere Leonardo Santoro – e riguarda principalmente la normativa che dovrebbe imporre la realizzazione dei nuovi edifici con isolamento sismico e l’adeguamento di quelli esistenti nel più breve tempo possibile. Sul fronte pubblico, nel 2003 lo Stato impose la verifica entro tre anni della vulnerabilità sismica di scuole e altri edifici pubblici, ma secondo i dati disponibili, almeno il 20% non è mai stato verificato e circa il 50% di quelli controllati necessita comunque di interventi di adeguamento”. Le norme tecniche sono cambiate nel tempo. Dal 1969 al 2003 l’edilizia è stata progettata con criteri antisismici che oggi risultano superati. Dal 2008 sono state introdotte prescrizioni più avanzate, riporta l’agenzia ansa, ma solo nel 2018 si sono aggiunte indicazioni che si basano sul principio della dissipazione dell’energia e della gerarchia strutturale. Per le costruzioni esistenti, dunque, si dovrebbe procedere o a un adeguamento strutturale o, se impossibile o antieconomico, alla loro demolizione e ricostruzione.
TERREMOTI - “IN SICILIA 9 EDIFICI SU 10 A RISCHIO”
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