TOSSICODIPENZA - OK A DETENZIONE COMUNITA’ MA SERVONO FONDI

di Viviana Sammito
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Approvata in via definitiva la legge che apre le porte della detenzione domiciliare in comunità per i tossicodipendenti.
La misura riguarda i condannati per reati legati alle dipendenze con pene fino a otto anni di reclusione.
Grande la soddisfazione del Premier Meloni, che sottolinea la convergenza con le opposizioni e il mondo del terzo settore.
Per il Ministro Nordio si tratta di un provvedimento epocale: “Almeno 10mila persone usciranno dalle carceri per curarsi”.
L’obiettivo dichiarato è triplice: riabilitazione, sicurezza dei cittadini e decongestionamento degli istituti di pena.
Parere favorevole anche dagli operatori del settore, come l’UEPE, che ricordano però la complessità dell’applicazione pratica.
Resta infatti il nodo del rifiuto della misura da parte di alcuni condannati e la necessità di superare forti pregiudizi.
Positive le reazioni del mondo garantista e dell’associazione Right On, che definiscono la norma un atto di civiltà.
“Scegliere la cura al posto dell’inerzia rispecchia il dettato costituzionale”, sostengono i promotori dei diritti dei detenuti.
Tuttavia la legge è solo un primo passo e non rappresenta ancora il traguardo finale.
Servono investimenti concreti sui Ser.D. e sulle comunità locali per evitare disuguaglianze nell’accesso alle cure.
La vera sfida sarà garantire che la certezza della pena coincida con un reale e accessibile percorso di reinserimento.