RIPOSTO - NOEMI, SEQUESTRATI DATI DIGITALI

di autore

Non è stato un suicidio, ma un omicidio brutale seguito da un disperato tentativo di cancellare le prove. Continuano a ritmo serrato le indagini sulla morte di Noemi Impellizzeri, la trentatreenne trovata senza vita lo scorso 23 agosto nella sua casa di Riposto, nel catanese. A fugare ogni dubbio L’autopsia che ha portato il fascicolo della Procura da suicidio a omicidio volontario. Noemi è stata strangolata. Solo dopo il decesso, l’assassino ha inscenato l’impiccagione – con i piedi della vittima che toccavano ancora terra – e ha appiccato il fuoco alla stanza. Ma i polmoni della donna erano puliti: non ha respirato un solo filo di fumo. Era già morta. Nel registro degli indagati compare al momento un solo nome: è quello di Tony Proietto, 46 anni, amico o ex compagno della donna, che si professa del tutto estraneo ai fatti. In queste ore i Carabinieri del RIS di Messina stanno analizzando i dispositivi informatici dell’uomo alla ricerca di messaggi o tabulati utili. I rilievi scientifici nell’appartamento hanno svelato una scena violenta: tracce di sangue sono state isolate in diverse stanze, mentre sul terrazzo sono state repertate impronte digitali che potrebbero appartenere al killer in fuga. Sullo sfondo, prende quota anche una pista economica. Pochi giorni prima di morire, Noemi avrebbe chiesto con urgenza un prestito di 500 euro per saldare un debito. Un tassello che potrebbe nascondere il vero movente di questo dramma.

Potrebbe interessarti anche: