Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani (CNDDU) chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito di imporre un limite di 5 anni di permanenza per i dirigenti degli uffici scolastici territoriali incaricati di gestire graduatorie, mobilità e assunzioni. Secondo il presidente del sindacato, il professor Romano Pesavento, la proposta punta a blindare la trasparenza e l’imparzialità dei procedimenti amministrativi attraverso la rotazione del personale, l’introduzione della tracciabilità digitale su ogni modifica dei punteggi e controlli a campione dopo il terzo anno di attività.La rotazione, secondo il piano, deve camminare di pari passo con la tecnologia. Il coordinamento chiede infatti una totale tracciabilità digitale: ogni singola modifica a un punteggio o a una graduatoria dovrà essere motivata e riconducibile a un responsabile. Previsti anche controlli intermedi a campione dopo il terzo anno. Un’organizzazione blindata, conclude il sindacato, perché quando ci sono in gioco i posti di lavoro l’imparzialità non può dipendere solo dalla correttezza dei singoli, ma dalle regole dell’Amministrazione.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene opportuno aprire una riflessione sull’organizzazione degli uffici territoriali chiamati a gestire alcune tra le procedure più delicate dell’amministrazione scolastica: graduatorie, mobilità, utilizzazioni, assegnazioni provvisorie e immissioni in ruolo del personale docente e ATA.
Si tratta di attività che incidono direttamente sulla vita professionale di migliaia di lavoratori. Una posizione in graduatoria, una rettifica di punteggio, il riconoscimento di una precedenza o l’assegnazione di una sede possono determinare l’accesso al lavoro stabile o un trasferimento atteso per anni. È quindi necessario che tali procedure siano caratterizzate non soltanto da correttezza amministrativa, ma anche da condizioni organizzative capaci di rafforzarne trasparenza, tracciabilità e imparzialità.
In questa prospettiva, il CNDDU propone di valutare l’introduzione, su tutto il territorio nazionale, di un limite massimo ordinario di cinque anni di permanenza nella medesima struttura territoriale per i dirigenti direttamente responsabili delle procedure relative alle graduatorie, alla mobilità e al reclutamento del personale scolastico, prevedendo successivamente la rotazione verso altra struttura territoriale o altra funzione equivalente dell’Amministrazione, secondo criteri generali e preventivamente definiti.
La proposta non esprime alcun giudizio negativo nei confronti della dirigenza scolastica e non associa la durata di un incarico all’esistenza di comportamenti irregolari. Risponde, piuttosto, a un principio di prevenzione. Una permanenza prolungata nello stesso contesto consente di maturare esperienza e competenze preziose, ma determina inevitabilmente anche la formazione di relazioni professionali e consuetudini operative. La rotazione periodica può rappresentare pertanto una garanzia sia per i cittadini sia per gli stessi dirigenti, riducendo le condizioni che possono alimentare conflitti d’interesse, pressioni esterne o anche semplicemente sospetti sull’imparzialità delle procedure.
Il quinquennio potrebbe costituire un punto di equilibrio tra continuità amministrativa e necessità di evitare una permanenza potenzialmente indefinita nelle medesime funzioni sensibili. La rotazione avrebbe quindi carattere esclusivamente organizzativo e preventivo, senza assumere alcuna connotazione sanzionatoria.
Il tema assume particolare rilievo nei territori nei quali la scarsità delle opportunità occupazionali attribuisce al pubblico impiego un forte valore economico e sociale e nei contesti maggiormente esposti a pressioni ambientali, forme di intermediazione impropria o condizionamenti esterni. Il CNDDU ritiene tuttavia essenziale evitare qualsiasi generalizzazione geografica: la misura dovrebbe riguardare l’intero territorio nazionale, perché le garanzie di imparzialità devono essere identiche in ogni parte del Paese.
Nella fase di prima applicazione, il CNDDU considera inoltre ragionevole che, ai fini del limite quinquennale, venga computato anche il periodo di permanenza già maturato dal dirigente nella medesima struttura e nelle stesse funzioni, o in funzioni sostanzialmente analoghe. Diversamente, l’introduzione della nuova disciplina determinerebbe un azzeramento del conteggio poco coerente con la sua finalità preventiva.
Tale previsione non avrebbe natura retroattiva o sanzionatoria rispetto agli incarichi già svolti, ma servirebbe esclusivamente a stabilire il momento della futura rotazione. Per chi avesse già raggiunto o superato il quinquennio sarebbe naturalmente necessario prevedere una fase transitoria adeguata, così da assicurare il completamento delle procedure in corso, il passaggio delle consegne e la continuità dell’azione amministrativa.
La rotazione della dirigenza dovrebbe inoltre inserirsi in un più ampio rafforzamento delle garanzie organizzative. Nei procedimenti maggiormente sensibili potrebbe essere opportuno evitare che le stesse responsabilità istruttorie rimangano concentrate per periodi eccessivamente lunghi sulle medesime persone, senza tuttavia disperdere competenze specialistiche indispensabili al funzionamento degli uffici.
Particolare attenzione dovrebbe essere riservata anche alla tracciabilità digitale delle operazioni effettuate sulle graduatorie, affinché ogni modifica sostanziale possa essere ricostruita attraverso la relativa motivazione amministrativa e l’individuazione della responsabilità procedimentale, nel rispetto della tutela dei dati personali. Una procedura tracciabile costituisce infatti una garanzia tanto per il cittadino quanto per il dipendente pubblico.
Nella stessa prospettiva, potrebbero essere previste verifiche periodiche su un campione delle procedure maggiormente delicate, anche attraverso il coinvolgimento di strutture territoriali diverse da quelle che le hanno direttamente gestite. Un controllo organizzativo intermedio, indicativamente dopo il terzo anno di permanenza, consentirebbe inoltre di verificare il funzionamento delle procedure e la distribuzione delle responsabilità prima della scadenza del quinquennio.
Il CNDDU invita pertanto il Ministero dell’Istruzione e del Merito ad approfondire la possibilità di introdurre una disciplina nazionale della permanenza nelle funzioni amministrative maggiormente sensibili connesse alla gestione del personale scolastico, assumendo cinque anni come possibile limite ordinario, computando anche la permanenza già maturata e accompagnando la rotazione con adeguati strumenti di tracciabilità e controllo.
L’obiettivo non è costruire un’Amministrazione fondata sul sospetto, ma rafforzare un sistema nel quale la fiducia dei cittadini trovi riscontro nella qualità e nella verificabilità delle procedure.
Quando sono in gioco graduatorie, trasferimenti e posti di lavoro, l’imparzialità non può dipendere soltanto dalla correttezza delle persone: deve essere sostenuta dall’organizzazione stessa dell’Amministrazione.
È anche attraverso queste garanzie che si tutela concretamente il diritto dei cittadini a una Pubblica Amministrazione trasparente, autorevole e realmente imparziale.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU