SCUOLA - CNDDU: “CONTINUITA’ SOSTEGNO DA GARANTIRE”

di Marco Scavino
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Alla vigilia dell’anno scolastico 2026/2027, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) lancia un fermo appello al Ministero dell’Istruzione e del Merito: la continuità del sostegno per gli alunni con disabilità deve diventare una responsabilità istituzionale permanente, superando la logica dell’emergenza settembrina. Nonostante l’aumento del personale specializzato (salito al 78%), gli ultimi dati ISTAT del maggio 2026 fotografano una realtà allarmante: quasi sei alunni su dieci (il 59,7%) subiscono il cambio dell’insegnante, mentre all’avvio delle lezioni oltre il 22% delle cattedre resta scoperto. Questa precarietà strutturale, già sanzionata dal Comitato europeo dei diritti sociali a fine 2025, mina la stabilità della relazione educativa e il diritto costituzionale all’istruzione. Il CNDDU chiede quindi di trasformare la continuità didattica in un parametro pubblico per valutare la reale qualità dell’inclusione scolastica italiana.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), in vista dell’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, richiama l’attenzione delle istituzioni sulla continuità del sostegno agli alunni con disabilità, una questione che non può tornare al centro del dibattito pubblico soltanto quando, a settembre, emergono cattedre vacanti, nomine tardive e cambi di docente.
Il nuovo anno scolastico si apre dopo due passaggi che impongono una verifica concreta delle politiche adottate: la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, resa pubblica il 22 dicembre 2025, che ha accertato violazioni della Carta sociale europea riveduta connesse alla precarietà e alla carenza di specializzazione del personale di sostegno, e il rapporto ISTAT sull’inclusione scolastica pubblicato il 27 maggio 2026, che documenta la persistente fragilità della continuità educativa.
Il CNDDU ritiene doveroso riconoscere che negli ultimi anni sono stati compiuti passi in avanti. Sono aumentati i docenti destinati al sostegno, è cresciuta la quota di personale specializzato e sono state adottate nuove misure di reclutamento e di continuità. Tuttavia, proprio l’incremento degli interventi rende oggi necessario valutarne l’efficacia non soltanto attraverso il numero dei posti coperti, ma sulla base della stabilità educativa concretamente garantita agli alunni.
Il rapporto ISTAT “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità – Anno scolastico 2024-2025”, pubblicato il 27 maggio 2026, restituisce un quadro che non consente letture rassicuranti. Gli alunni con disabilità sono quasi 377 mila, pari al 4,8% degli iscritti, mentre il numero dei docenti di sostegno è aumentato del 6%. Nell’arco di cinque anni la quota degli insegnanti specializzati è passata dal 63% al 78%, ma rimangono circa 57 mila docenti privi della specifica specializzazione.
È soprattutto il dato relativo alla continuità a destare preoccupazione: il 59,7% degli alunni con disabilità ha sperimentato un cambiamento dell’insegnante di sostegno. Quasi sei alunni su dieci. Una percentuale che impone di interrogarsi sull’effettiva capacità del sistema di trasformare l’aumento delle risorse in stabilità della relazione educativa.
Per un alunno con disabilità, soprattutto in presenza di bisogni complessi, il cambio dell’insegnante non costituisce un semplice avvicendamento amministrativo. Può significare ricostruire una relazione di fiducia, trasferire nuovamente conoscenze sul percorso individuale, ridefinire strategie didattiche e ristabilire un rapporto con la famiglia costruito nel tempo. Il tempo necessario a ricostruire ciò che era già stato costruito rischia così di diventare tempo sottratto all’apprendimento, all’autonomia e alla partecipazione.
È in questo passaggio che la precarietà del personale assume una dimensione direttamente connessa all’esercizio dei diritti. Un sistema realmente inclusivo non può limitarsi a garantire formalmente la presenza di un docente: deve creare le condizioni affinché quella presenza sia qualificata, tempestiva e stabile.
Anche i tempi delle assegnazioni meritano attenzione. I dati ISTAT relativi al 2024/2025 mostrano che all’avvio dell’anno scolastico oltre il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato assegnato e che, dopo un mese dall’inizio delle lezioni, permanevano posti vacanti. Non può essere considerato fisiologico che un alunno con disabilità inizi l’anno senza una figura necessaria alla piena partecipazione alla vita scolastica. Il calendario è uguale per tutti e anche il diritto all’istruzione deve poter iniziare, nelle condizioni necessarie alla sua effettività, nello stesso momento per tutti.
Il miglioramento registrato nella specializzazione dimostra che intervenire è possibile, ma la presenza ancora consistente di personale privo di formazione specifica richiede una programmazione più incisiva. Il sostegno necessita di competenze pedagogiche, didattiche, comunicative e tecnologiche specifiche: la copertura numerica di una cattedra non equivale, da sola, alla piena garanzia del diritto.
Il CNDDU ritiene quindi necessario superare progressivamente una gestione fondata sull’emergenza annuale. Quando le stesse esigenze si ripresentano stabilmente negli anni, non possono continuare a essere trattate come temporanee. La programmazione degli organici e della formazione specialistica deve corrispondere maggiormente al fabbisogno reale delle scuole e dei territori, riducendo quella precarietà strutturale che finisce inevitabilmente per riflettersi sulla continuità degli alunni.
In questa prospettiva, la continuità educativa dovrebbe assumere un peso concreto anche nella valutazione delle politiche scolastiche. Non basta conoscere quanti docenti vengono assunti o quanti posti vengono autorizzati: occorre sapere quanti alunni riescono a mantenere lo stesso insegnante di sostegno e in quali tempi viene garantita la presenza del personale necessario. La continuità deve diventare un parametro pubblico della qualità dell’inclusione, perché l’efficacia di una politica si misura soprattutto attraverso i risultati che produce nella vita degli studenti.
Resta altrettanto fondamentale evitare che l’inclusione venga delegata al solo insegnante di sostegno. L’alunno con disabilità appartiene alla classe e la sua piena partecipazione costituisce una responsabilità dell’intera comunità scolastica, in collaborazione con la famiglia e con i servizi territoriali. La stabilità del docente specializzato assume valore proprio all’interno di questa corresponsabilità educativa.
Alla vigilia dell’anno scolastico 2026/2027, la decisione europea del dicembre 2025 e i dati pubblicati dall’ISTAT il 27 maggio 2026 non devono quindi essere richiamati come elementi del passato, ma come parametri attraverso i quali verificare ciò che accadrà nelle scuole nelle prossime settimane.
Il CNDDU invita il Ministero dell’Istruzione e del Merito e il Parlamento ad assumere la riduzione della precarietà e della discontinuità, l’incremento della specializzazione e la tempestività delle assegnazioni come obiettivi strutturali e verificabili della politica scolastica nazionale.
L’Italia possiede una tradizione normativa importante nel campo dell’inclusione. Proprio per questo non può considerare normale che quasi sei alunni con disabilità su dieci sperimentino un cambiamento dell’insegnante di sostegno. La questione non riguarda soltanto gli organici o l’efficienza delle procedure amministrative, ma la credibilità dell’impegno pubblico verso l’uguaglianza sostanziale e il diritto all’istruzione.
Il nuovo anno scolastico rappresenta pertanto una v

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