Dopo gli interventi di LAV, comune di Ragusa e M5S, con la deputata regionale Stefania Campo, è il partito animalista italiano oggi ad intervenire sulla gestione della popolazione di daini presente nel Ragusano, in particolare nel capoluogo ibleo, nel modicano e nei comuni montani. Il Partito Animalista, con il suo coordinatore regionale Patrick Battipaglia, ha chiesto alla Regione Siciliana di fermare le operazioni di contenimento ed eradicazione, contestando il ricorso agli abbattimenti e proponendo soluzioni alternative senza l’uso di armi, tra cui prevenzione dei danni, cattura e trasferimento degli animali e, ove possibile, il controllo della fertilità. La protesta è scatta dopo che il Servizio 15 – Ufficio per il Territorio di Ragusa dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, a ferragosto ha annunciato l’avvio delle attività operative nei territori interessati a partire dal giorno successivo. «Non possiamo continuare a chiamare gestione della fauna ciò che si traduce semplicemente nella morte degli animali» dichiara Battipaglia, chiedendo un tavolo di confronto tra Regione, Comuni, tecnici, associazioni ambientaliste e animaliste e rappresentanti del settore agricolo. E la Regione ha risposto attraverso il dirigente provinciale Tullio Serges, che non accetta che si parli di caccia e cacciatori e secondo il quale le ricostruzioni dei giorni scorsi hanno generato alcuni fraintendimenti. “Gli interventi di contenimento – spiega – non sono iniziati il 16 agosto, ma sono previsti a partire dal 1° settembre, dopo il completamento delle attività di monitoraggio e delle verifiche tecniche e di sicurezza”. Serges fa sapere che da anni si monitora la presenza dei daini sul territorio ibleo, specie parautoctone non aggressive ma comunque dannose per l’agricoltura (nel Ragusano sarebbero già stati segnalati danni a carrubi, ulivi e alberi da frutto) e la sicurezza stradale, proprio come i cinghiali, motivo per il quale sia con il Piano straordinario nazionale per la gestione e il contenimento della fauna selvatica che con il Piano straordinario della Regione Siciliana 2025-2029, predisposto anche sulla base delle valutazioni di ISPRA, è stato stabilito di procedere con gli abbattimenti per motivi di sicurezza, sebbene si tratti di specie non cacciabili. Dal servizio 15 fanno sapere anche che il nucleo ragusano sarebbe composto da circa cento esemplari, una presenza ancora circoscritta e da gestire per evitare una ulteriore espansione. Viene respinta, invece, l’ipotesi di trasferire gli animali in altre aree, considerata difficilmente praticabile per motivi organizzativi, sanitari e di benessere animale, oltre che incompatibile con il divieto regionale di spostamento della specie. Anche l’immunocontraccezione, secondo la Regione, non è una soluzione concretamente applicabile. Il dirigente comunque conferma la disponibilità al confronto, precisando però che il dialogo non comporterà la sospensione del programma previsto dal Piano regionale, salvo l’individuazione di alternative tecnicamente valide, sicure, efficaci e conformi alla normativa. La vicenda resta dunque aperta, con posizioni contrapposte: da una parte la richiesta di fermare gli abbattimenti e puntare su metodi non cruenti, dall’altra la Regione che considera il contenimento necessario per prevenire l’espansione della popolazione e tutti i rischi conseguenti.
RAGUSA - DAINI, LE POSIZIONI DI ANIMALISTI E REGIONE
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