“Non correremo da soli”.
Lo ha detto questa mattina da Catania l’onorevole Cateno De Luca, leader di sud chiama nord, in giro per la sicilia per presentare i candidati alle prossime elezioni regionali. Ma con chi correrà, per la guida della Sicilia, ancora non si sa. Sì aspetta cosa succede a livello nazionale per poi capire come muoversi a livello regionale.
E da Catania, con accanto amministratori e figure che hanno maturato una concreta esperienza sul campo, come ha detto lo stesso De Luca, viene ribadita l’idea del governo di liberazione per la Sicilia che per adesso prepara le liste cercando di capire come ci si muoverà nel prossimo futuro.
Una regione in fermento, la Sicilia, che cerca di capire cosa succederà da qui a breve e come saranno le alleanze.
Alla luce anche di quanto emerso nel weekend durante gli Stati generali dei civici di Controcorrente dove è stato ribadito che il campo largo non ha bisogno di allearsi con Cateno De Luca. E proprio da Agrigento è arrivata la provocazione del leader di Progetto Civico Italia, Alessandro Onorato che ha detto:
“Io sono pronto a fare una scommessa, secondo me alla fine Cateno De Luca non lo candiderà a Presidente della Regione neanche il centrodestra. Alla fine sarà il candidato di Vannacci”.
Non tarda ad arrivare la replica di De Luca che da Catania risponde così:
In
Dunque De Luca non guarda a Vannacci ma forse neanche al campo largo dove intanto – come spiega il segretario regionale del Pd Sicilia Anthony Barbagallo – si lavora per trovare il candidato: “Nelle prossime settimane – ha detto Barbagallo – il Pd intensificherà l’interlocuzione al suo interno per definire il nome del proprio candidato presidente della Regione da proporre agli alleati. Se ci sarà condivisione sul nome del candidato del Pd bene, altrimenti proporremo le primarie come metodo per la scelta del candidato presidente”.
Serve comunque unità al campo largo, come tra l’altro ribadito sempre da Agrigento dal coordinatore regionale dei Cinque Stelle Nuccio Di Paola che ha detto: “Possiamo e dobbiamo mandarli a casa, ma per farlo dobbiamo essere uniti e mettere al bando qualsiasi personalismo. Se ci dovessimo dividere per ipotetici tornaconti personali, condanneremmo la Sicilia ad altri 5 anni di disastri e i siciliani non ce lo perdonerebbero”.