La crisi geopolitica nel Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz nel 2026 accendono il dibattito sul caro energia in Sicilia, contrapponendo la visione sociale e di base delle Partite Iva a quella macroeconomica di Confindustria. L’associazione “Le Partite Iva Italia” denuncia un insostenibile rincaro dei carburanti oltre la soglia dei 2 euro al litro, che mina la competitività delle imprese e appesantisce il carrello della spesa in un’isola penalizzata dall’insularità. Puntano il dito contro presunte speculazioni, distorsioni logistiche e l’esportazione di greggio raffinato a Priolo verso l’estero, che costringerebbe i siciliani ad approvvigionarsi sul mercato a costi maggiorati. Di contro, Confindustria Sicilia respinge la narrativa degli speculatori alla pompa e difende la trasparenza industriale. Secondo gli industriali, il problema è strutturalmente fiscale: l’Italia sconta una tassazione record e, al netto di accise e IVA, i nostri carburanti sono tra i meno cari d’Europa. Confindustria evidenzia inoltre il ruolo strategico del polo petrolchimico dell’isola, che garantisce il 40% del fabbisogno nazionale e diecimila posti di lavoro, e sottolinea come i prezzi finali dipendano dalle quotazioni internazionali dei raffinati (Platts) e dai costi di una rete distributiva frammentata, escludendo margini occulti delle raffinerie. L’associazione “Le Partite Iva Italia” auspica che i poli petrolchimici siciliani vengano riconosciuti come siti di interesse regionale, evidenziando lo svantaggio patito dall’isola e un rincaro del carburante del 5% superiore al resto d’Italia. Denunciando prezzi stabilmente oltre i 2 euro al litro dovuti a speculazioni globali e non alla crisi di Hormuz, l’associazione sottolinea il grave impatto su famiglie e PMI. Si richiede quindi l’introduzione di un price cap tariffario per contrastare il deturpamento ambientale e tutelare l’economia locale. Confindustria Sicilia propone di dichiarare l’intero polo di Augusta-Siracusa-Priolo infrastruttura integrata di interesse strategico nazionale per tutelare l’occupazione e lo sviluppo. Chiede un Piano nazionale per promuovere la produzione di biocarburanti avanzati nel Mezzogiorno, rifiutando al contempo la tassazione sugli extraprofitti energetici. Rivendica l’allineamento delle compensazioni italiane per i costi ETS agli standard della Germania e l’avvio delle procedure di Energy e Gas Release per le imprese locali. Infine, sollecita la Regione a snellire la burocrazia del DDL sulla transizione energetica.
CARO GASOLIO - LE DUE VISIONI DI CONFINDUSTRIA E PARTITE IVA
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