Metterà insieme otto associazioni del terzo settore per trasformare le aule scolastiche in laboratori di cittadinanza attiva. E’ il progetto promosso dal Comune di Palermo e curato dall’assessorato ai Beni confiscati e alla legalità che si terrà dal 13 aprile al 5 maggio, nel capoluogo siciliano. E’ ‘Palermo città della legalità” che vede coinvolti 18 istituti scolastici . Gli incontri saranno tenuti da esperti, da rappresentanti delle forze dell’ordine, amministratori locali, e la commissione regionale Antimafia, ha l’obiettivo di sensibilizzare i giovani al contrasto alle mafie.
“Vogliamo compiere un passo concreto verso la costruzione di una comunità più consapevole, unita e responsabile ha dichiarato all’agenzia Ansa, il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – investire nei giovani significa investire nel futuro della nostra città. Portare la cultura della legalità dentro le scuole, soprattutto nei contesti più complessi, vuol dire offrire strumenti, conoscenza e fiducia, affinché ogni ragazzo possa riconoscere il valore del bene comune e scegliere, ogni giorno, da che parte stare”. “Il progetto nasce con l’obiettivo di coinvolgere studenti e docenti in un percorso educativo articolato, che unisce momenti formativi, testimonianze dirette ed elaborazione progettuale – ha spiegato l’assessore comunale ai Beni confiscati e alla legalità Brigida Alaimo – la partecipazione delle scuole del territorio consente di creare una rete diffusa di confronto sui temi della giustizia, del rispetto delle regole e del contrasto a ogni forma di illegalità”. Tra le associazioni coinvolte c’è la fondazione Antonio Montinaro.
“Ultimamente nei giovani si assiste a una deriva, perché non ci sono più punti di riferimento, mancano i ruoli genitoriali, quindi quando escono fuori da casa non rispettano il ruolo dell’insegnante e delle forze dell’ordine – dice Tina Montinaro, presidente della fondazione e moglie del capo scorta di Giovanni Falcone, ucciso insieme a lui nell’attentato di Capaci del 23 maggio del 1992 – penso che ognuno di noi debba fare un ‘mea culpa’ e capire cosa vogliono i nostri giovani, in cosa abbiamo sbagliato, per essere loro da esempio”.