Un inferno di fuoco devasta la zona industriale di Termini Imerese, lasciando dietro di sé una scia di cenere e capannoni distrutti.
Sono ben sette le attività produttive travolte dalle fiamme: depositi, officine meccaniche e nautiche hanno perso mezzi e macchinari.
Le temperature estreme hanno reso instabili le strutture, impegnando i Vigili del Fuoco in ore interminabili di lavoro per domare i roghi.
Ieri il forte vento ha spinto il fumo fino all’autostrada A19, bloccando temporaneamente il traffico prima del ripristino della viabilità.
Se l’azienda Tecnimpianti tira un sospiro di sollievo restando illesa, molte altre realtà contano danni per milioni di euro.
Forte la reazione del mondo sindacale ed economico: Cna Sicilia chiede immediate dichiarazioni di stato di crisi e calamità nazionale.
Cisl, Fim e Distretto Meccatronica sollecitano sostegni straordinari e una seria sorveglianza contro l’azione devastante dei piromani.
Sicindustria e la politica locale alzano la voce: la prevenzione non può gravare solo sui sindaci e sugli imprenditori lasciati soli.
Servono fondi pubblici immediati per la pulizia dei terreni e la manutenzione ordinaria prima che ogni estate si trasformi in una tragedia.
Le associazioni di categoria chiedono un tavolo urgente tra Regione, Protezione Civile e imprese per velocizzare i ristori ed evitare la burocrazia.
L’obiettivo prioritario è impedire che aziende già provate da anni di crisi industriale siano costrette a chiudere definitivamente i battenti.
In campo per monitorare i soccorsi la sindaca Maria Terranova, mentre si stima un bilancio dei danni che appare enorme per l’intero territorio.
Tragedia scampata anche in altri comuni del palermitano e trapanese, anch’essi duramente colpiti da roghi e sterpaglie negli ultimi giorni.
L’Isola chiede risposte rapide e coordinamento continuo per poter garantire la sicurezza del territorio e la ripartenza del tessuto produttivo.
TERMINI IMERESE - IMPRESE DISTRUTTE, CHIESTO STATO CALAMITA’
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