PALERMO - ISTIGAZIONE AL TERRORISMO, DUE FERMI

di Veronica Puglisi
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Propaganda jihadista e istigazione al terrorismo. E’ l’accusa di cui dovranno rispondere due stranieri residenti a Palermo, fermati dalla polizia il 7 aprile, all’esito di un’indagine della Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Palermo e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. Secondo quanto è emerso inneggiavano ed istigavano all’azione violenta e all’uso delle armi, quale strumento di lotta contro l’Occidente e imiscredenti, attraverso la divulgazione, con profili presenti sulle piattaforme dei social network Tik Tok e Instagram, di messaggi con richiami alla “Jihad” e al martirio religioso. Ai 2 decreti di fermo emessi per i reati di istigazione a delinquere aggravati dalle finalità di terrorismo, sono stati, inoltre eseguiti 2 decreti perquisizione personale, locale ed informatica, emessi dalla locale Procura della Repubblica al Tribunale per i Minorenni a carico di altrettanti minorenni stranieri, residenti a Marsala, per detenzione abusiva di armi da sparo. E’ stata riscontrata la condivisione di immagini raffiguranti la Casa Bianca in fiamme, con il vessillo dello Stato Islamico posizionato in luogo della bandiera statunitense, e gruppi armati islamisti. Emblematico il video che, sullo sfondo del vessillo dello Stato Islamico, mostra atti di violenza da parte di un uomo con indumenti di colore nero nei confronti di soggetti inginocchiati e ammanettati, vestiti con tute di colore arancione, tra i quali è possibile riconoscere l’attuale Presidente degli Stati Uniti. La diffusione risulta accompagnata da un testo in lingua araba e inglese. Tra le pubblicazioni condivise colpisce anche quella che ritrae una bandiera degli Stati Uniti lacerata, ammainata da alcuni soggetti in abiti militari, che la sostituiscono con il vessillo dello Stato Islamico. Sono state, inoltre, acquisite evidenze raffiguranti gli indagati, intenti in attività di preparazione atletica e di addestramento. Tra le pubblicazioni maggiormente sintomatiche dell’adesione ai principi del fondamentalismo islamico l’immagine di una scritta in lingua araba, che rappresenta la professione di fede islamica, al di sotto della quale viene raffigurato un fucile. Nei confronti di altri tre stranieri minorenni, di cui due presenti nella provincia di Trapani e uno nel Nord Italia, tutti accomunati da una fascinazione per le armi, sono stati eseguiti perquisizioni personali e locali. I due fermati sono stati condotti alla Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi device e strumenti informatici e, a carico di uno dei destinatari del fermo, una replica di pistola mitragliatrice e oggetti recanti simbologie islamiste. Nell’abitazione dei minori della provincia di Trapani è stata sequestrata una pistola semi- automatica di tipo soft-air priva di tappo rosso.

per istigazione a delinquere aggravati dalle finalità di terrorismo.

LA POLIZIA DI STATO ESEGUE DUE DECRETI DI FERMO DI INDIZIATI
DI DELITTO E CINQUE PERQUISIZIONI PERSONALI, LOCALI ED
INFORMATICHE, NELL’AMBITO DI UNA COMPLESSA ATTIVITÀ
D’INDAGINE PER IL CONTRASTO ALL’ESTREMISMO E AL
TERRORISMO DI MATRICE ISLAMICA
La Polizia di Stato, all’esito di una complessa attività di indagine della Sezione
Antiterrorismo della DIGOS di Palermo e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione,
coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, ha dato corso, nella mattinata del 7
aprile 2026, a 2 decreti di fermo di indiziati di delitto a carico di altrettanti cittadini stranieri,
domiciliati a Palermo, per i reati di istigazione a delinquere aggravati dalle finalità di terrorismo.
Sono stati, altresì, eseguiti 2 decreti perquisizione personale, locale ed informatica, emessi
dalla locale Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni a carico di altrettanti
minorenni, anche questi stranieri, residenti a Marsala (TP), per i reati di detenzione abusiva di armi
da sparo.
Questi ultimi erano emersi come contatti dei soggetti destinatari del decreto di fermo di
indiziato di delitto.
Nello specifico, i destinatari del provvedimento di fermo si sono resi responsabili di
condotte volte alla propaganda jihadista e all’istigazione al terrorismo, inneggiando ed istigando
all’azione violenta e all’uso delle armi, quale indefettibile strumento di lotta contro l’Occidente e i
miscredenti. Le condotte contestate si sono concretizzate nella divulgazione, attraverso profili
presenti sulle piattaforme dei social network Tik Tok e Instagram, di messaggi con richiami alla
“Jihad” e al martirio religioso, espressione di un’indole violenta e della fascinazione per le armi
da guerra e gli esplosivi.
Nel corso delle indagini sono state rilevate pubblicazioni social, sintomatici di un avanzato
processo di radicalizzazione religiosa, che presuppone come sacrificio estremo l’eliminazione dei
miscredenti “…da mandare all’inferno…”, facendo anche riferimento al dovere di colpire le
“…loro città sporche…” e le “…loro sporcizie politeiste…”, istigando così a commettere delitti di
varia natura sul territorio italiano. E’ stata riscontrata la condivisione di immagini raffiguranti la
Casa Bianca in fiamme, con il vessillo dello Stato Islamico posizionato in luogo della bandiera
statunitense, e gruppi armati islamisti, con richiami a figure di riferimento della galassia jihadista,
quali Osama Bin Laden ed Abu Mu?ammad al-?Adnani (leader dell’ISIS), e di altri attentatori
suicidi.
Emblematico è il video che, sullo sfondo del vessillo dello Stato Islamico, mostra atti di
violenza da parte di un uomo con indumenti di colore nero nei confronti di soggetti inginocchiati e
ammanettati, vestiti con tute di colore arancione, tra i quali è possibile riconoscere l’attuale
Presidente degli Stati Uniti. La diffusione risulta accompagnata da un testo in lingua araba e inglese

di cui si riporta la traduzione: “Ascolta bene America e voi alleati dell’America sappiate questo, o
crociati la situazione è più seria di quanto voi pensiate e più grande di quanto voi possiate
immaginare ve lo abbiamo detto prima stiamo vivendo in una nuova era in uno Stato in cui soldati
e figli sono padroni non schiavi un popolo che nel corso dei secoli non ha mai conosciuto la
sconfitta le loro battaglie sono decise ancora prima di iniziare non combattono più dai tempi di
Noè senza essere certi della vittoria considerano la morte in battaglia una vittoria qui sta il segreto
stai combattendo contro un popolo che non può essere sconfitto o vincono o muoiono provandoci e
la scadenza è fissata”.
Tra le pubblicazioni condivise colpisce anche quella che ritrae una bandiera degli Stati Uniti
lacerata, ammainata da alcuni soggetti in abiti militari, che la sostituiscono con il vessillo dello
Stato Islamico. Il contenuto risulta accompagnato da un testo in lingua inglese che recita
testualmente “Il tempo è arrivato! Che la nazione di Maometto rinasca e questa rimuoverà la veste
della vergogna e frantumerà la polvere dell’umiliazione e della trappola non c’è tempo per
schiaffeggiare e urlare e con la grazia di Allah è spuntata di nuovo l’alba della gloria e il sole
splendeva di Jihad e la luce di buone notizie e si profilava all’orizzonte la ricchezza e apparivano
segni di vittoria”.
Sono state, inoltre, acquisite evidenze raffiguranti gli indagati, intenti in attività di
preparazione atletica e di addestramento, mediante la pratica di alcuni sport da combattimento,
accompagnati da musiche religiose, assimilabili ai cosiddetti “Nasheed 1 ”, da frasi di lode ad Allah e,
in alcuni casi, anche dal gesto dello sgozzamento. Tra le pubblicazioni maggiormente sintomatiche
dell’adesione ai principi del fondamentalismo islamico rileva l’immagine di una scritta in lingua
araba, che rappresenta la professione di fede islamica, la “Shahada” (Non c’è altro Dio all’infuori di
Allah e Maometto è il suo messaggero), al di sotto della quale viene raffigurato un fucile d'assalto
del tipo AK47.
Nello stesso contesto investigativo sono emersi tre stranieri minorenni, di cui due presenti nella
provincia di Trapani e uno nel Nord Italia, tutti accomunati da una fascinazione per le armi e nei cui confronti
sono stati eseguiti i decreti di perquisizione personale e locale. In particolare, il monitoraggio dei rispettivi
profili social a loro in uso ha permesso di appurare l’esistenza di numerose pubblicazioni sulle piattaforme
digitali Instagram e Tik Tok, che li ritraggono mentre fanno uso di pistole semi-automatiche ed armi da punta e
da taglio con riferimenti alla simbologia islamica.
All’esito delle operazioni di polizia giudiziaria i due indagati destinatari del decreto di fermo di
indiziato di delitto sono stati associati alla Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo. Nel corso delle
perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi device e strumenti informatici e, a carico di uno dei
destinatari del fermo, una replica di pistola mitragliatrice, priva di tappo rosso, nonché oggetti recanti
simbologie islamiste. Nell’abitazione dei minori della provincia di Trapani è stata sequestrata una pistola semi-
automatica di tipo soft-air priva di tappo rosso.
I soggetti destinatari delle misure odierne devono ritenersi presunti innocenti fino all’eventuale
accertamento definitivo di responsabilità con sentenza irrevocabile.

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