MALTRATTAMENTI - PROVVEDIMENTI A CATANIA, ALCAMO E BROLO

di Veronica Puglisi
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Maltrattamenti e atti persecutori. Sono i reati che hanno portato all’esecuzione di provvedimenti a Catania, Alcamo e Brolo. La Polizia di Stato ha denunciato un 47enne catanese per detenzione abusiva di armi e maltrattamenti in famiglia. Gli agenti sono intervenuti a seguito della richiesta di aiuto di una donna che ha raccontato dei frequenti episodi in cui sarebbe stata minacciata e schiaffeggiata dal marito aggiungendo che l’uomo farebbe uso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Nell’ultimo episodio la vittima ha raccontato di aver prestato oltre 500 euro al marito e che, dopo averne richiesto la restituzione, l’uomo sarebbe andato in escandescenza, iniziando a urlare, minacciandola e denigrandola. Nel corso dell’intervento i poliziotti hanno anche trovato in casa un pugnale, con una lama di circa 18 centimetri che è stato sequestrato. Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Polizia di Stato di Alcamo ha dato esecuzione alla misura del divieto di avvicinamento alla persona offesa nei confronti di un uomo, già noto alle Forze dell’Ordine, per maltrattamenti in famiglia nei confronti della propria compagna. Diversi gli episodi di violenza fisica e psicologica raccontati dalla donna. Da diverso tempo costringeva la donna ad avere rapporti intimi contro la sua volontà. Nella stessa giornata i poliziotti hanno accompagnato al carcere di Trapani un alcamese, pregiudicato, in quanto doveva scontare una pena definitiva di più di 7 anni di reclusione per diversi reati, tra cui maltrattamenti in famiglia, commessi dal 2013 al 2023. Misura cautelare anche nei confronti di un 63enne di Capo d’Orlando per “atti persecutori” commessi, dal dicembre del 2024 ad oggi nei confronti dell’ex compagna. Le indagini condotte dai Carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica di Patti hanno consentito di accertare che l’uomo in più occasioni, ha molestato e minacciato la donna, al punto tale da provocare un perdurante stato di ansia e di paura. In particolare l’acquisizione di informazioni rese dalla vittima, l’analisi della messaggistica e dei tabulati telefonici, hanno consentito di acquisire elementi di gravità indiziaria tali da ottenere dal Gip la misura cautelare personale del divieto di avvicinamento con applicazione del braccialetto elettronico.

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