INDAGINE FRANA NISCEMI - TERZA FASE FOCUS SU AMMINISTRATORI LOCALI

di Viviana Sammito
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Comincia a prendere corpo l’attività d’indagine della procura di gela, coordinata dal capo dei pm, Salvo Vella, sulla frana che si è registrata il 25 gennaio a Niscemi. La prossima settimana segnerà anche un punto di svolta con l’audizione di nuove persone informate sui fatti e l’acquisizione di ulteriore documentazione contabile e amministrativa. Stamattina gli investigatori hanno prelevate in varie città siciliane atra documentazione inerente atti e provvedimenti che riguardano il dissesto idrogeologico dal 1997 ad oggi. Al centro del mirino la gestione paradossale dei fondi. I numeri parlano chiaro e delineano un quadro di inquietante inefficienza: 400 milioni di euro restano bloccati nei forzieri regionali mentre il territorio si sbriciola. Si profila il sospetto, tra gli uffici della procura, della “sciatteria istituzionale” e di una totale incapacità di programmare, un vero e proprio lassismo e il tentativo, che appare vano, da parte della struttura contro il dissesto idrogeologico che giustifica il mancato finanziamento dei progetti a causa di carenze specifiche sulle condizioni procedurali. Nel caso di Niscemi, nell’arco di nove anni – dicono – non è pervenuta alla Struttura commissariale alcuna richiesta conforme a tali requisiti, neppure a seguito della frana del 2019. Ma la procura continua a seguire un’altra linea: cioè quella dell’immediata risoluzione dei cavilli a fronte del rischio crollo di mezza città: ovvero gli inquirenti ritengono inaccettabile dover attendere interventi vitali quando il pericolo è a soli 2 km dai centri abitati e le risorse sono già disponibili. “I sindaci hanno scritto” questo è un dato di fatto ma la fase tre delle indagini potrebbe proprio coinvolgere gli amministratori locali perché un quesito rimane ancora in piedi: “perché quella zona non è stata evacuata? perché non è stata emessa alcuna ordinanza sindacale?” Parallelamente, si muove il fronte legale: l’avvocato dell’ex presidente Crocetta ha già contattato gli uffici della procura per concordare i tempi dell’interrogatorio. Il “modello Niscemi” diventa così il caso scuola di una gestione dei rischi che arranca rispetto ad altre regioni, evidenziando un gap strutturale che mette a rischio l’incolumità dei cittadini e l’indagine quella cooridnata dal magistrato, salvo vella, che comincia a entrare nel vivo, in neanche tre mesi dall’apertura delle indagini, con nomi che allungheranno la lista degli indagati.