CATANIA - VEGLIA DI PREGHIERA PER LA MORTE DELLA 36ENNE

di Veronica Puglisi
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“E’ possibile e doveroso prevenire tragedie come questa attraverso una maggiore attenzione, servizi più accessibili e una rete di prossimità che non lasci indietro nessuno”. E’ quanto riporta una nota della comunità Sant’Egidio che esprime profondo cordoglio per la morte della 36enne Elisabeta Boldijar, trovata senza vita lo scorso sabato all’interno di un edificio abbandonato di via Cristoforo Colombo. “La sua scomparsa – afferma la comunità in una nota – rappresenta una ferita per l’intera città: nessuno dovrebbe morire per strada, nella solitudine e nell’indifferenza”. Ribadiamo con forza, come ha ribadito di recente monsignor Corrado Lorefice, che ogni vita è preziosa, anche quella di chi non ha una casa, un nome conosciuto, una rete di protezione. La morte di questa donna ci ricorda che la fragilità non è un destino inevitabile, ma una responsabilità condivisa”. “Le istituzioni, i tanti volontari e tutti i cittadini – prosegue la nota – possono contribuire a rendere Catania una città più umana, dove la vita dei più fragili sia custodita, soprattutto nelle notti più dure. Sentiamo nostro questo lutto e insieme a tutta l’arcidiocesi, come ha voluto sottolineare monsignor Luigi Renna, vogliamo custodire questo nome e questa storia che segna non solo la strada ma l’anima tutta della città. La memoria di questa donna – aggiunge la comunità di Sant’Egidio – ci accompagni come un appello alla tenerezza e alla responsabilità. La comunità ribadisce l’impegno quotidiano accanto alle persone senza dimora, certi che una città solidale è possibile. Il prossimo 4 marzo, alle 19, nella chiesa di Santa Chiara – conclude la nota – pregheremo per Elisabeta e per le persone che vivono per strada. La preghiera sarà presieduta dal vicario generale dell’arcidiocesi di Catania monsignor Vincenzo Branchina”.

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