“Uno dei processi attualmente in atto è l’arretramento della scarpata formatasi durante la fase parossistica del movimento. Tale fenomeno rappresenta in parte un’evoluzione naturale del versante verso un nuovo assetto di equilibrio. Gli interventi non devono quindi mirare alla ricostruzione della morfologia originaria, ma accompagnare l’evoluzione del pendio attraverso opere di riprofilatura, regimazione delle acque superficiali e protezione dall’erosione”. E’ quanto si legge nel terzo rapporto sul monitoraggio della frana di Niscemi redatto per conto della Protezione civile nazionale dagli esperti guidati dal professore Nicola Casagli, presidente del Centro per la Protezione Civile dell’università di Firenze. “E’ possibile che si riattivi – prosegue il report – il movimento profondo lungo superfici di scivolamento, per questo le strategie di mitigazione devono concentrarsi sul controllo delle acque, con interventi che, nel medio periodo, devono puntare alle infiltrazioni, alla captazione delle emergenze idriche, alla regimazione delle acque meteoriche e alla protezione dall’erosione del piede dei versanti. Nel lungo periodo, invece, solo una caratterizzazione geologica e geotecnica più approfondita potrà consentire la progettazione di opere strutturali mirate, che tuttavia potranno agire solo localmente. Allo stato attuale – osservano gli esperti – il quadro conoscitivo ottenuto è da considerarsi preliminare ed è necessario proseguire con ulteriori indagini e monitoraggi, per ricostruire in dettaglio le cause innescanti e i meccanismi di movimento delle frane, e controllare la loro evoluzione. Le analisi condotte, però, confermano che non è tecnicamente possibile arrivare ad una stabilizzazione definitiva dell’intero versante. Quello che si può fare, al limite, è creare gallerie drenanti e campi pozzi di emungimento, e un ruolo centrale – si osserva nel report – è attribuito alla sistemazione idraulica del torrente Benefizio. In parallelo, nel centro abitato, sono previsti interventi strategici sulla rete fognaria e acquedottistica, volti a ridurre le perdite e le infiltrazioni che alimentano le circolazioni idriche sotterranee nei corpi di frana. Il programma – concludono gli esperti – comprende anche interventi infrastrutturali, tra cui il ripristino della strada provinciale 10, mentre eventuali azioni sulla provinciale saranno definite solo in esito al monitoraggio dell’evoluzione della Frana Nord”.
NISCEMI - TERZO REPORT SUL MONITORAGGIO DELLA FRANA
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