PONTE SULLO STRETTO - CIUCCI: “PROGETTO VALIDO, ANDIAMO AVANTI”

di Viviana Sammito
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L’amministratore delegato di Stretto di Messina SpA, Pietro Ciucci, è intervenuto anche oggi pomeriggio con una nota stampa per difendere l’opera e l’azienda: Ciucci ha ribadito la totale estraneità della società, specificando che dall’avvocato Francesco Saccomanno non ha mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Peraltro, Saccomanno – ha ricordato Ciucci – era membro designato dalla Regione Calabria e, al rinnovo del Cda avvenuto lo scorso 29 aprile, era stato sostituito”. L’AD ha chiarito che l’azienda è tutelata dall’adozione del “Framework Unico Anticorruzione”, un sistema rigido di controllo interno e formazione che solleva l’ente da responsabilità in caso di condotte fraudolente dei singoli. Ciucci ha rispedito al mittente le accuse dell’onorevole Bonelli di Alleanza, Verdi e sinistra, definendo «strumentale» l’attacco a un progetto studiato dai massimi esperti mondiali e confermando che un nuovo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici arriverà nelle prossime settimane. Ha inoltre difeso gli stipendi in deroga per due manager, considerati necessari per negoziare con i colossi internazionali. L’indagine della Procura di Roma per corruzione vede coinvolti, due manager, l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’avvocato Francesco Saccomanno. I carabinieri del Ros hanno sequestrato smartphone e PC, ora al vaglio degli inquirenti coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Il comitato Noponte Capo Peloro ha indetto una manifestazione a Torrefaro, nel sito in cui dovrebbe sorgere il pilastro siciliano del ponte. È stata avviata una raccolta firme per chiedere le dimissioni in blocco dei vertici della Stretto di Messina SpA e l’attivazione dell’amministrazione giudiziaria per la società. L’associazione antimafia di don Luigi Ciotti è intervenuta con una nota ufficiale, sottolineando come non stupisca il fatto che attorno a miliardi di euro di fondi pubblici si addensino «grumi di interessi opachi.

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