RAGUSA - MEDICI DI FAMIGLIA, “CONTINUA VIGILANZA”

di Marco Scavino

Sul tavolo restano nodi storici: il peso asfissiante della burocrazia, le infinite liste d’attesa e la mancata presa in carico dei pazienti cronici da parte degli specialisti ospedalieri. A un mese dallo sciopero del 31 luglio, che ha visto l’adesione record del 70% dei medici di famiglia e un partecipato sit-in in piazza Igea a Ragusa, la sanità territoriale iblea si trova a un bivio cruciale. Le sigle sindacali Fimmg, Fmt e Snami mantengono alta la guardia, avvertendo che la mobilitazione non è stata un episodio isolato, ma l’inizio di una vigilanza attiva per il rispetto degli impegni presi dall’Azienda sanitaria provinciale. Un primo segnale importante è arrivato il 4 agosto durante la conferenza dei sindaci a Palazzo dell’Aquila, dove il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Drago, ha promesso massima apertura alle proposte dei medici, annunciando le prime contromisure: una direttiva per semplificare il lavoro di ricettazione degli specialisti e il futuro inserimento dei medici di base nella gestione delle Case di Comunità. L’Asp ha introdotto un nuovo software per agevolare il percorso dei pazienti, la cui formazione per gli specialisti dovrebbe partire proprio in questo mese di settembre. I sindacati accolgono l’apertura ma pretendono scadenze certe e atti tangibili, pronti a tornare al confronto con la conferenza dei sindaci per monitorare ogni passo avanti. La sfida per il futuro della medicina sul territorio è appena cominciata. Le parole, tuttavia, non bastano più a rassicurare la categoria.

I MEDICI DI FAMIGLIA UN MESE DOPO LA PROTESTA, LA FIMMG DELLA PROVINCIA DI RAGUSA: “CONTINUA LA NOSTRA VIGILANZA ATTIVA PER IL RISPETTO DEGLI IMPEGNI PRESI”

La giornata di sciopero del 31 luglio, con una partecipazione stimata intorno al 70% degli ambulatori chiusi e un sit-in molto seguito in piazza Igea, ha segnato un punto di svolta nel confronto tra i medici di medicina generale della provincia di Ragusa e l’Azienda sanitaria provinciale. La mobilitazione, promossa da Fimmg, Fmt e Snami, ha riportato con forza al centro del dibattito le criticità della medicina territoriale: il peso crescente degli adempimenti burocratici, le difficoltà legate alle liste d’attesa, la mancata presa in carico dei pazienti cronici da parte della specialistica, la richiesta di un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali e la necessità di recuperare quel modello di concertazione che per anni aveva caratterizzato la sanità provinciale. Il sit-in si è svolto in modo ordinato, con la presenza di amministratori locali e rappresentanti istituzionali, a testimonianza della rilevanza del tema per l’intera comunità.

A distanza di pochi giorni, il 4 agosto, la conferenza dei sindaci riunita a palazzo dell’Aquila ha rappresentato il primo banco di confronto dopo la protesta. Il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Drago, ha rilanciato il dialogo con una dichiarazione che ha segnato la linea dell’azienda: «Abbiamo la massima apertura ad accogliere proposte opportune, sensate e fattibili». Un messaggio che, pur accolto positivamente, non cancella le preoccupazioni della categoria, che resta vigile rispetto agli impegni assunti.

Nel corso dell’incontro, Drago ha illustrato alcune azioni già avviate dall’azienda per rispondere alle criticità sollevate dai medici. Ha ricordato le direttive emanate per migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e la modifica del programma di ricettazione, richiesta dai medici di famiglia, per semplificare il lavoro degli specialisti ospedalieri. «Non è un aspetto solo burocratico – ha spiegato – perché riguarda anche la parte clinica, ma stiamo lavorando per rendere più efficiente il percorso». Ha inoltre ribadito la volontà dell’Asp di favorire la partecipazione dei medici di famiglia alla gestione del Dm 77, con particolare riferimento alle case di comunità e agli ospedali di comunità. «Il coinvolgimento dei medici di famiglia è fondamentale – ha aggiunto – perché la loro presenza nelle case di comunità garantisce una presa in carico effettiva del paziente e semplifica l’accesso allo specialista. Significa migliorare la vita del cittadino».

Le organizzazioni sindacali, pur apprezzando l’apertura al dialogo, sottolineano che la mobilitazione del 31 luglio non è stata un episodio isolato ma il risultato di un malessere diffuso che richiede risposte concrete e tempi certi. La convocazione del tavolo del 4 agosto è stata accolta come un primo passo, ma la categoria attende ora che gli impegni si traducano in atti tangibili. «Siamo disponibili a proseguire il confronto nelle sedi istituzionali – affermano le sigle – ma restiamo vigili. Gli impegni devono essere rispettati e monitorati. L’Asp, a quanto pare, ha adottato un software per la presa in carico dei pazienti da parte degli specialisti. E’ stato spiegato che avrebbero predisposto la formazione all’uso da parte specialistica a partire da settembre. Per il resto, occorrerà attendere».

La fase che si apre è cruciale per la sanità territoriale ragusana. La protesta del 31 luglio ha mostrato la compattezza dei medici e la loro determinazione nel difendere la qualità dell’assistenza e il ruolo della medicina generale. L’assemblea del 4 agosto ha offerto un primo segnale di apertura da parte dell’Asp. Ora, secondo le organizzazioni sindacali, occorre trasformare le parole in fatti, affinché il percorso avviato possa davvero portare alla ricomposizione delle criticità e alla definizione condivisa delle priorità per il futuro della medicina territoriale. Ci saranno, in ogni caso, altri incontri con la conferenza dei sindaci per monitorare i passi avanti compiuti.

Ragusa, 2 settembre 2026

Roberto Licitra – Segretario Fimmg Ragusa

Telefono 360.458464

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