E’ il giorno del ricordo, delle commemorazioni, delle riflessioni su quanto accaduto 34 anni fa. Risuona l’eco in tutto il paese della strage avvenuta la domenica pomeriggio del 19 luglio 1992, all’altezza del numero civico 19 di via Mariano D’Amelio a Palermo, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino andato a trovare la madre e la sorella e cinque agenti della scorta: Emanuela Loi ,Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Un’esplosione, un’autobomba con 50 chili di tritolo pone fine alle loro vite cinquantasette giorni dopo l’attentato di Capaci. Un altro attentato di stampo mafioso. Una pagina triste e buia della storia italiana e su cui come ha rimarcato il presidente della regione siciliana Renato Schifani fare piena luce è un dovere morale dello Stato. Lo dobbiamo, dice, non soltanto ai familiari delle vittime, ma anche a tutti i siciliani onesti che dopo tanti anni chiedono ancora di conoscere la verità. «La Sicilia ha avviato un percorso virtuoso di riscatto e di cambiamento e le istituzioni, rimarca Schifani, hanno il dovere di sostenere ogni iniziativa che sia in grado di mantenere viva la memoria e di trasmettere alle nuove generazioni i valori per i quali tanti uomini e tante donne hanno sacrificato la propria vita».
STRAGE VIA D'AMELIO - 34 ANNI DOPO, TRA IMPEGNO E RIFLESSIONE
45