E’ cominciata con il quadro delle indagini sulla mafia, dopo la cattura di Matteo Messina Denaro, l’audizione del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia davanti alla commissione nazionale Antimafia. De Lucia ha iniziato ricordando la cattura di 18 tra favoreggiatori dell’ex latitante e mafiosi che lo hanno protetto e soprattutto con le inchieste sull’enorme patrimonio accumulato dal padrino trapanese. “Messina Denaro apparteneva a una generazione di uomini di Cosa nostra che hanno un approccio molto evoluto con mondi esterni e una attenzione particolare alla accumulazione di capitali e alla loro redistribuzione nel territorio e altrove”, ha detto, aggiungendo che ci sono indagini in corso su quantità di denaro enormi” riconducibili al capomafia e ricordando il blitz che, recentemente, ha portato al sequestro, in collaborazione con 7 Stati stranieri, di un patrimonio di 200 milioni. Nell’aggiungere particolari sugli accertamenti in corso de Lucia ha chiesto che l’audizione venga secretata.
“Abbiamo individuato, ha continuato De Lucia, beni riciclati da parte di un pezzo della famiglia mafiosa trapanese nella quale era coinvolto anche Matteo Messia Denaro che percepiva il 10% degli affari di questa famiglia con investimenti in tutta Europa e in Libano. E’ stata molto positiva la collaborazione internazionale che abbiamo avuto, che ha coinvolto sette diversi stati e sette autorità giudiziarie che sono riuscite, contestualmente, nello stesso giorno dunque a operare ad arrestare le persone che noi abbiamo imputato dei diritti di riciclaggio e dintorni pertinenti a questo tipo di investigazioni, ma soprattutto operare i sequestri dei beni, sia immobiliari che una notevolissima quantità di denaro presso conti correnti presenti all’estero.
“Ora naturalmente viene la parte forse più difficile di questa attività, cioè questi beni che sono stati individuati e sequestrati all’estero, almeno in una parte riuscire a riportarli in Italia, cosa che è molto complicata, ma non impossibile e sul quale una parte importante del mio ufficio sta lavorando- dice de Lucia
È stato molto importante mettere in isolamento i capi con regime del 41 bis, perché gli si è impedito di continuare a comandare. Il problema è che oggi attraverso le nuove tecnologie, gli altri sono in grado di prenderne il posto, di crescere all’interno del carcere e di continuare a gestire i traffici con quelli che stanno fuori. la prima conseguenza è che noi li mettiamo in custodia cautelare, ma in realtà cauteliamo molto poco se dal carcere continuano a fare quello che facevano fuori dal carcere”. “La seconda conseguenza è che indebolisce la credibilità dello Stato rispetto ai soggetti ai quali noi chiediamo collaborazione, in particolare alle vittime dei fenomeni estorsivi che l’organizzazione mafiosa pone in essere”, conclude de Lucia.
MAFIA - AUDIZIONE DE LUCIA IN COMM. NAZ.LE ANTIMAFIA
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